“Là ci darem la mano” e il finale smarrito di Schumann
Musica e parole intorno al finale originario della Sonata op. 14 di Schumann, completato da Alessandro Solbiati
ALFONSO ALBERTI pianoforte
Musiche di Chopin, Schumann
INGRESSO GRATUITO SENZA PRENOTAZIONE
F. Chopin (1810-1849)
Variazioni op.2 su Là ci darem la mano (estratti)
R. Schumann (1810-1856)
Sonata op.14 in fa minore, versione originaria in cinque movimenti del febbraio 1836 (finale originario completato da Alessandro Solbiati)
F. Chopin
Notturno op.9 n.2 in mi bemolle maggiore
R. Schumann
Sonata op.14 in fa minore, finale definitivo
«L’altro giorno Eusebio entrò piano in camera nostra. Tu conosci l’ironico sorriso del suo pallido volto, con cui cerca di eccitare l’attenzione. Io sedevo con Florestano al pianoforte. Florestano è, come tu sai, uno di quei rari musicisti che presentono tutto ciò ch’è da venire, di nuovo e di straordinario. Ma oggi l’aspettava una sorpresa.
Con le parole «Giù il cappello, signori: un genio» Eusebio ci mise innanzi un pezzo di musica: non ci consentiva di vederne il titolo. Io sfogliai, a caso, il fascicolo […] mi parve che mi guardassero meravigliati tanti occhi sconosciuti: occhi di fiori, occhi di basilisco, occhi di pavone, occhi di ragazza: in più luoghi l’immagine diventava più dettagliata — credevo di vedere Là ci darem la mano di Mozart, attraversato da cento accordi; mi sembrava che proprio Leporello ammiccasse e Don Giovanni volasse dinanzi a me nel bianco mantello. “Suona, dunque” disse Florestano. Eusebio acconsentì e noi ci mettemmo ad ascoltare nell’angolo di una finestra»
E la musica comincia: il pianista suona estratti dalle Variazioni op. 2 di Chopin, su Là ci darem la mano, per poi raccontare la storia vera e propria. Dal 1830 in cui Schumann pubblica la sua recensione dell’op. 2 di Chopin, ci spostiamo nel 1836, dove di nuovo quel tema di Mozart torna a invadere la sua vita. Lui e Clara Wieck si sono appena fidanzati segretamente, quando dopo pochi mesi il padre di lei scopre la cosa e li separa con decisione. Non si vedranno per un anno e mezzo. Durante i mesi del fidanzamento, Schumann completa la sua Sonata in fa minore op. 14 in cinque movimenti e la manda all’editore (febbraio 1836). Pochi mesi dopo la separazione forzata da Clara, quando Schumann rimanda il plico in via definitiva (giugno 1836), la Sonata non si chiama più Sonata ma Concerto senza orchestra, non ha più cinque movimenti ma tre, e il finale… è cambiato.
L’intero quinto movimento, diventato terzo, è scomparso e un altro ha preso il suo posto. Quasi scomparso, in realtà: sul retro del foglio su cui si conclude il movimento precedente, ne sopravvive una pagina. E, cerca cerca, gli studiosi hanno rintracciato il manoscritto di lavoro di questo finale: mancano solo le ultime pagine, quelle sono veramente smarrite. Il finale originario è totalmente sconosciuto al pubblico. È di grandissimo interesse, sia per la sua grande
bellezza, sia perché da una pagina all’altra sembra risuonare un solo tema, proprio quello: il duetto d’amore di Don Giovanni e Zerlina che diventa il simbolo dell’amore fra Robert e Clara… Là ci darem la mano. Perché Schumann cambiò idea, sostituendo questo finale con un altro completamente diverso, in cui di Là ci darem la mano non c’è più traccia e non c’è traccia nemmeno del tono ottimistico e solare che a un certo punto sembrava prevalere? Viene spontaneo pensare che gli eventi di quel 1836 abbiano la loro parte in questa cancellazione di certezze o semplici speranze.
Il progetto, che intreccia parlato e suonato, si basa sul completamento del finale originario realizzato da Alessandro Solbiati, che accetta la sfida di immaginare quali sorprese avrebbero potuto riservare le ultime pagine del pezzo, proprio quando la “trama” deve sciogliersi – e un destino deve rivelarsi.
Alfonso Alberti
Alfonso Alberti svolge un’intensa attività di pianista in Europa e negli Stati Uniti. Nato nel 1976, ha studiato con P. Rattalino e R. Risaliti e ha seguito corsi di perfezionamento tenuti da M. Damerini, R. Tureck, F. Scala, O. Marshev. Ha esordito nella Sala Verdi del Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano a diciassette anni eseguendo il Quarto concerto di Rachmaninov con l’Orchestra della RAI. Ha suonato, tra gli altri, al Konzerthaus di Vienna, al Teatro Dal Verme di Milano, al Passionsspielhaus di Erl, al LACMA di Los Angeles, ai giardini della Guggenheim Collection a Venezia e Villa Pisani Bonetti a Bagnolo di Lonigo – capolavoro giovanile di Andrea Palladio e patrimonio dell’UNESCO – collaborando con direttori come G. Kuhn, T. Ceccherini, A. Tamayo, P.-A. Valade, F. E. Scogna, Y. Sugiyama, V. Parisi. Ha tenuto concerti insieme a noti musicisti, fra i quali il flautista P.Y. Artaud, il percussionista M. Ben Omar e il trombonista B. Webb; collabora stabilmente con l’ensemble Prometeo e in maniera occasionale con altre formazioni. Ha realizzato numerosi CD solistici e cameristici, tra i quali il disco per pianoforte solo Cangianti, dedicato all’opera integrale per pianoforte di Niccolò Castiglioni e pubblicato dall’etichetta “Col legno”. Sempre per “Col legno”, Dispositions furtives, con musiche per pianoforte solo di Gérard Pesson, mentre presto sarà pubblicato un cd Stradivarius con il Concerto per pianoforte e orchestra di Goffredo Petrassi (Orchestra della RAI di Torino, direttore Arturo Tamayo). Degno di nota è l’impegno di Alfonso Alberti per la divulgazione e la promozione della musica del secolo appena trascorso, con un repertorio che spazia dalle avanguardie storiche fino ai compositori più giovani. Sono state da lui tenute a battesimo composizioni per pianoforte solo di J. Baboni Schilingi, P. Castaldi, O. Coluccino, G. Gaslini, S. Gervasoni, G. Giuliano, D. Lombardi, A. Melchiorre, F. Nieder, G. Pesson, R. HP Platz, F. Razzi, G. Shohat, G. Sinopoli, A. Solbiati, Y. Sugiyama, M. Traversa e diversi altri compositori, anche della generazione più giovane. Alfonso Alberti affianca all’attività di pianista quella di musicologo: ha pubblicato Niccolò Casti-glioni, 1950-1966 (LIM, 2007), Vladimir Horowitz (L’Epos, 2008) e Le sonate di Claude Debussy (LIM, 2008). A lui, nel 2010, il canale televisivo Sky Classica ha dedicato un documentario per la serie “Notevoli”.

