“...E NEL SALOTTINO DI BEETHOVEN APPARE UN OBOE!”

Omar Zoboli oboe
Giorgio Cerasoli fortepiano

Musiche di Donizetti, Beethoven, Mozart, Widerkehr

BIGLIETTERIA SUL POSTO IL GIORNO DEL CONCERTO:
intero € 10
ridotto (Soci AdM sottoscrittori) € 5
ingresso gratuito Soci AdM sostenitori

BIGLIETTERIA ONLINE:
https://oooh.events/evento/e-nel-salottino-di-beethoven-appare-un-oboe-biglietti/
intero online € 8,50
ridotto online (Soci AdM sottoscrittori) € 4

G. Donizetti (1797-1848)

Sonata per oboe e fortepiano in fa maggiore A 504

  • Andante-Allegro

L. van Beethoven (1770-1827)

Adagio dal Settimino op. 20, in una trascrizione originale per oboe e pianoforte di Giuseppe Gariboldi (1833-1905)

W. A. Mozart (1756-1791)

Sonata in fa maggiore KV 376 (1781)

  • Allegro
  • Andante
  • Rondò, allegro grazioso

L. van Beethoven

Sonata quasi una fantasia in do# min. op. 27 n. 2 “Al chiaro di luna” (1801)

  • Adagio sostenuto
  • Allegretto
  • Presto agitato

J. C. M. Widerkehr (1759-1823)

Duo-Sonata n. 2 in do maggiore per fortepiano e oboe (1817)

  • Allegro
  • Minuetto
  • Adagio sans lenteur
  • Allegro

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NORTH.WINDS

QUINTETTO PLACARD:
Yuri Guccione flauto traverso
Carlo Ambrosoli oboe
Giona Pasquetto clarinetto
Luca Medioli corno
Camilla Di Pilato fagotto

Musiche di Busoni, Nielsen, Rautavaara e della tradizione popolare scandinava

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F. Busoni (1866-1924)

dalle Danze popolari finlandesi op.27 (1888):

  • n.1, in mi minore: Andante molto espressivo – Allegretto moderato (trascriz. Luca Medioli)

C. Nielsen (1865-1931)

Quintetto per strumenti a fiato op.43 (1922)

  • Allegro ben moderato
  • Menuet
  • Prelude. Adagio / Tema e Variazioni. Un poco andantino

Dsq – Traditional

Nordic Folk Tune Suite (trascriz. Luca Medioli)

E. Rautavaara (1928-2016)

Pelimannit op.1 (1952, trascriz. Luca Medioli)

  • Närböläisten Braa Speli
  • Kopsin Jonas
  • Jakob Könni
  • Klockar Samuel Dikström
  • Pirun Polska
  • Hypyt

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CONCERTO DELLA MEMORIA E DEL DIALOGO

Coproduzione Amici della Musica di Modena / Fondazione Teatro Comunale di Modena
In collaborazione con Fondazione Villa Emma, Comunità Ebraica di Modena e Reggio Emilia

Dedicato a Boris Pahor

VIKRA – Coro da camera della Glasbena matica di Trieste
Petra Grassi direttrice
Martina Salateo pianoforte
Carla Scandura violoncello
Marco Obersnel flauto
Interventi di Dunja Nanut

Musiche di Pavle Merkù, Marij Kogoj, Jacobus Gallus, Benjamin Ipavec, Anton Lajovic, Emil Adamič, Patrick Quaggiato, Ambrož Copi, Giovanni Bonato, Tine Bec

BIGLIETTERIA
intero € 10
ridotto (Soci AdM sottoscrittori) € 5
ingresso gratuito Soci AdM sostenitori
Riduzioni e gratuità si applicano anche ai Soci AdM 2022!

Per informazioni e prevendita, si prega di contattare la biglietteria del Teatro Comunale Pavarotti-Freni al numero 059 203 3010 o alla email biglietteria@teatrocomunalemodena.it.

La musica corale, elemento imprescindibile della tradizione culturale della comunità autoctona di lingua slovena sul confine orientale, può raccontare idealmente anche la storia e l’eredità di un protagonista del Novecento come Boris Pahor.
Il percorso parte dall’infanzia dello scrittore che nel 1920 assiste al tragico incendio del Narodni dom, simbolo del ruolo culturale ed economico degli sloveni a Trieste. Inizia con questo atto la discesa verso l’inferno delle leggi razziali in un luogo che da secoli fondava la propria identità sulla commistione etnica, religiosa e linguistica.
Risalgono a questo anno entrambe le poesie dell’insegnante e attivista Karel Širok che annunciano l’arrivo di tempi bui, tradotti in musica attraverso le ombre dell’anima dal cittadino triestino dell’Impero Marij Kogoj, allievo di Schönberg. Come lui, a Vienna aveva studiato anche Anton Lajovic, più incline ad atteggiamenti postromantici e il cui brano Pesem deklice è l’eco di un idillio amoroso giovanile, dove il testo di un autore di area germanica viene tradotto da uno dei maggiori poeti sloveni, Oton Župančič.
Gli intrecci tra lingue e culture vengono rappresentati nella sinergia di due artisti triestini, il poeta Roberto Dedenaro e il compositore Pavle Merkù; due anime dello stesso territorio che in Chicchi di riso riflettono con le voci di bambini sul destino dei civili torturati e uccisi nella Risiera di San Sabba. Sono voci bianche anche quelle che Giovanni Bonato immagina nella sua ninna nanna, che nell’abbraccio di un suono spazializzato evoca dall’Umanesimo la voce di Giovanni Pontano. Riconduce invece allo stile imitativo del madrigale, su versi di Carlo Betocchi, il brano che nell’attenzione al testo conferma uno dei fondamenti della scrittura corale di Merkù.
Il tema della morte, tragicamente presente nell’esperienza concentrazionaria di Pahor, emerge nella dimensione intimista del tormentato Hugo Wolf, compositore austriaco originario di Slovenj Gradec. Il Libera me dall’Officium Defunctorum ha ispirato al compositore sloveno Tine Bec un brano carico di inquietudine, mentre il romanticismo sloveno ritorna con l’impressione invernale di Josip Ipavec, riflesso di uno stato esistenziale.
La rinascita del dopoguerra con il successo internazionale dello scrittore Boris Pahor viene tradotta in musica da un incontro di epoche: dal Rinascimento del carniolo Jacobus Gallus, attraverso il Kogoj che negli anni ’30 scompone un frammento di melos popolare istriano, passando per l’Istria odierna di Ambrož Čopi, con la sua affermazione di fede nell’amore tratta da un appunto ritrovato a Colonia in un rifugio che non salvò dalla deportazione gli ebrei che vi avevano cercato riparo. E se il Magnificat rappresenta la luce salvifica, il testo messo in musica dal compositore goriziano Patrick Quaggiato evoca umanamente la questione del senso della vita nelle parole di Ciril Zlobec, finissimo intellettuale che ha promosso con passione il dialogo tra la cultura italiana e slovena.

Rossana Paliaga

Boris Pahor (1913-2022). Scrittore sloveno triestino di lingua slovena tra i più tradotti in lingue straniere. Ha trasformato in letteratura il rogo fascista del Narodni dom di Trieste, il genocidio culturale degli sloveni che ne seguì e l’esperienza della deportazione nei campi nazisti, di cui narra nel capolavoro Necropoli, pubblicato in sloveno nel 1967 e tradotto in italiano solo nel nuovo millennio, divenuto un caso letterario in Italia nel 2008. Ci sono volute decine di traduzioni in altre lingue, ha scritto Claudio Magris, prima che si scoprisse che «nella città di Trieste c’era un grande scrittore in quella lingua slovena che il fascismo ha invano tentato di cancellare con la forza». Il tema della violenza, della snazionalizzazione linguistica e culturale che colpisce l’individuo e la collettività, rappresenta il nucleo da cui scaturisce la vocazione dello scrittore e la sua riflessione sul diritto alla libertà e alla dignità che caratterizza tutta la sua produzione narrativa e saggistica. Nella sua lunga vita non sono mancati riconoscimenti prestigiosi. Nel luglio 2020 gli è stata conferita una doppia onorificenza da parte dello Stato italiano e da parte della Repubblica di Slovenia sloveno per il suo impegno a favore della verità e della giustizia contro ogni abuso di potere. Gli era già stato conferito il San Giusto d’Oro da parte della città natale (2003) e la Legion d’onore (2007) a coronamento di precedenti attestati francesi.
Tra le sue opere tradotte o redatte in italiano si trovano, oltre Necropoli: Il rogo nel porto (2001 e 2020), Qui è proibito parlare (2009), Una primavera difficile (2009), Tre volte no. Memorie di un uomo libero (2009), Piazza Oberdan (2010), Così ho vissuto. Biografia di un secolo, Dentro il labirinto (2011), La città nel golfo (2014), Triangoli rossi. I campi di concentramento dimenticati (2015) Quello che ho da dirvi. Dialogo tra generazioni lontane un secolo (2015), Figlio di nessuno. Un’autobiografia senza frontiere, Oscuramento.

“con gli occhi di un bambino”

M. Kogoj (1892-1956)

Deček in sinička (Il ragazzo e la cinciallegra), Karel Širok

E. Adamič (1877-1936)

Pomlad na Goriškem (Primavera nel Goriziano), Karel Širok

A. Lajovic (1878-1960)

Pesem deklice (La canzone della ragazza), Oton Župančič

G. Bonato (1961*)

Scite puer, Giovanni Pontano
prima esecuzione assoluta

P. Merkù (1927-2014)

Chicchi di Riso, Roberto Dedenaro

“nella notte scura”

H. Wolf (1860-1903)

Im stillen Friedhof (Nel cimitero silenzioso), Ludwig Pfau
solisti Ireneja Nejka Čuk, Federica Lo Pinto, Emanuele Petracco, Martin Kozjek

P. Merkù

Madrigale della buona morte, Carlo Betocchi

J. Ipavec (1873-1921)

Zimska (L’inverno)

T. Bec (1993*)

Deliver me, O Lord (Libera me dall’Ufficio dei Morti)

“il miracolo in ciò che siamo”

J. Gallus (1550-1591)

Tempore felici non cognoscuntur amici (Carmina proverbialia)

Conscia mens recti (Ovidius, Fasti)

A. Čopi (1973*)

I believe (anonimo, seconda guerra mondiale)
per doppio coro

P. Quaggiato (1983*)

Sklepna pesem (Canto finale), Ciril Zlobec

A. Čopi

Magnificat
baritono Paolo Leonardi

M. Kogoj

Sunce izhaja (Sorge il sole), brano popolare sloveno dall‘Istria
baritono Martin Kozjek

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