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TRIO DI PARMA, CORRADO GIUFFREDI

18 Marzo 2003 | ore 21.00

Concerti d’Inverno

 

TRIO DI PARMA
CORRADO GIUFFREDI
, clarinetto


“Compositori francesi in guerra”: questo il titolo del concerto degli Amici della Musica di Modena tenutosi al Teatro Comunale il 18 marzo. Il filo conduttore – Trio di Ravel composto nel 1914 alle soglie della prima guerra mondiale, Quatuor pour la Fin du Temps di Messiaen concepito ed eseguito in un campo di prigionia tedesco nel 1941 – è purtroppo di grande attualità; la musica è bellissima e di grande impatto emotivo; gli esecutori di altissimo livello. Alle spalle dei musicisti un ciclo di cinque ingrandimenti di bellissime fotografie scattate per l’occasione da Giancarlo Pradelli. Tutto questo nel teatro modenese gremito di pubblico. Gli ascoltatori hanno impiegato diversi minuti prima di entrare in sintonia con le lente movenze, le armonie, i colori, i suoni del Quatuor pour la Fin du Temps; poi crediamo che molti siano entrati nel “vortice di colori complementari” e si siano finalmente abbandonati nella contemplazione di questo “arcobaleno teologico” (Messiaen). L’esecuzione è stata, secondo noi, formidabile. Il virtuosismo che questa composizione impone è fatto di arcate interminabili e insidiose, di unisoni e ottave di pericolosissima intonazione, di asimmetrie continue con scrittura rigorosamente omoritmica, di tensioni e distensioni condotte ad una velocità enormemente più bassa rispetto alla musica classico-romantica. Corrado Giuffredi è riuscito a controllare lo strumento in ogni situazione, dal pianissimo quasi inudibile ai “vocalizzi esultanti” del terzo movimento; il Trio di Parma è sempre stato impeccabile anche nelle parti più scarne, scoperte e impervie della composizione. Nella seconda parte del concerto il Trio di Ravel ha forse ricompensato qualche ascoltatore della fatica fatta con Messiaen. Questo lavoro contiene tutte le bellezze e le difficoltà esecutive della scrittura cameristica di Ravel. Il Trio di Parma lo esegue ormai da tanti anni e ne ha proposto una lettura sobria, precisa ed emozionante.

“Una musica che culla e che canta, che è nuovo sangue, un gesto eloquente, un profumo sconosciuto, un uccello senza riposo; una musica delle vetrate colorate delle chiese, un vortice di colori complementari, un arcobaleno teologico” – disse Messiaen a proposito del Quatuor pour la Fin du Temps). Ideato, scritto ed eseguito nel 1940-41 in un campo di prigionia tedesco; fonte ispiratrice dell’opera sono alcuni versetti dell’Apocalisse di Giovanni: “Vidi poi un altro angelo possente discendere dal cielo, avvolto in una nube, la fronte cinta di un arcobaleno; aveva la faccia come il sole e le gambe come colonne di fuoco. Posò il piede destro sul mare e il sinistro sulla terra… Nei giorni in cui il settimo angelo farà udire la sua tromba, allora si compirà il mistero di Dio”. Dice ancora Messiaen: “Non ho affatto voluto fare un commento dell’Apocalisse, ma soltanto motivare il mio desiderio della cessazione dei tempi”.

Guida all’ascolto:
Liturgia di cristallo: risveglio degli uccelli; delicati pulviscoli sonori si perdono in alto fra gli alberi. La trasposizione di questa immagine sul piano religioso dà origine, come disse Messiaen, al silenzio armonioso del cielo.
Vocalizzo, per l’Angelo che annuncia la fine dei tempi: la prima parte e la coda evocano la potenza dell’Angelo; la parte centrale è un vocalizzo di violino e violoncello sull’arcobaleno delle cascate del pianoforte.
Abisso degli uccelli: assolo del clarinetto; vi è una parte ispirata al canto degli uccelli, immagine sonora del desiderio umano di luce, di stelle e di vocalizzi esultanti.
Intermezzo: contiene reminiscenze del canto del merlo nel primo movimento e di un caratteristico passaggio del clarinetto nel secondo e nel terzo. È germe musicale dell’intero Quartetto.
Lode all’eternità di Gesù: duo di violoncello e pianoforte, un’ampia frase melodica, omaggio al Verbo divino. “In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio”.
Danza del furore, per le sette trombe: tutti gli strumenti all’unisono; uso dei più diversi procedimenti ritmici;
Vortice di arcobaleni, per l’Angelo che annuncia la fine dei tempi: “Questo pezzo è dedicato all’Angelo e soprattutto all’arcobaleno, simbolo di pace, di saggezza e di ogni vibrazione luminosa e sonora” (Messiaen)
Lode all’immortalità di Gesù: “Questo canto di lode è tutto amore. La sua lenta salita verso l’apice è l’ascensione dell’uomo verso il suo Dio, del figlio di Dio verso il Padre, della creatura divinizzata verso il Paradiso” (Messiaen)

Dettagli

Data:
18 Marzo 2003
Ora:
21.00
Categorie Evento:
,

Luogo

Teatro Comunale L. Pavarotti
corso Canalgrande 85
Modena, MO Italia
+ Google Maps
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