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MASSIMILIANO DAMERINI

16 Febbraio 2003 | ore 17.00

Concerti d’Inverno

 

MASSIMILIANO DAMERINI, pianoforte


Massimiliano Damerini è stato il protagonista del terzo Concerto d’Inverno. Il programma, intitolato “L’idea di Sonata nel primo Novecento” – “Messa nera” di Skrjabin, Sonatina Seconda di Busoni, Sonata di Berg e Concord Sonata di Ives – era il classico programma “difficile”, per lunghezza e complessità di linguaggio. La sala del Teatro S. Carlo di Modena era piena e il pubblico, entusiasta, ha persino richiesto un bis dopo un’ora e venti di musica e in un orario di solito dedicato alla buona tavola. Perché tanto successo? Era un pubblico di cultori della crisi della tonalità? Forse qualcuno si, ma crediamo che tutto questo si debba al valore, al senso e alla profondità del programma e alla fiducia che gli ascoltatori hanno subito concesso al pianista. Fiducia ben riposta. Damerini ha iniziato con un’introduzione all’ascolto di almeno venti minuti, dimostrando anche in questa fase una competenza e un’umanità non comuni. Il pubblico era attentissimo; si percepiva che le parole, oltre a fornire informazioni utili per l’ascolto, stavano stimolando una grande curiosità. Poi la prima sonata è iniziata: Damerini è entrato subito nella musica, suonando con un controllo dello strumento e della forma musicale assoluti. La chiarezza della polifonia, le sfumature timbriche che sottolineavano le diverse zone compositive, il gioco di tensioni e distensioni – da suoni appena percepibili a fortissimi fragorosi – il virtuosismo naturale e mai preoccupato, non sono mai venuti meno in tutto il concerto. Persino i quarantacinque minuti della monumentale – come sempre si definisce – Concord Sonata sono scivolati via: questa musica “imperfetta”, piena di sorprese, di personaggi e di situazioni, è stata eseguita con temperamento e lucidità impressionanti. Di questo pomeriggio ai Concerti d’Inverno resta la sensazione che i programmi di concerto sono veramente “difficili” solo quando gli esecutori non hanno i mezzi o la convinzione per presentarli al pubblico.

GAZZETTA DI MODENA
Concerto d’Inverno in San Carlo degli Amici della musica
Un repertorio impervio per un grande Damerini

Claudia Paparella
MODENA. È attraverso la curiosità che un artista migliora se stesso e, se la prima non ne fosse già parte essenziale, a Massimiliano Damerini andrebbero raddoppiati i riconoscimenti, tanto all’interprete che esplora la musica in modo infaticabile quanto al pianista già indicato fra i massimi dei nostri tempi. Ritornato a Modena per i concerti d’inverno degli Amici della musica “Mario Pedrazzi”, Damerini è stato accolto, la scorsa domenica nel teatrino San Carlo, da una platea subito conquistata, appassionata a due ore di ascolto torvo e impervio fino all’inimmaginabile. Sul tema “L’idea di sonata nel primo Novecento”, dunque nel suo repertorio preferito, si è trattato di una esibizione di semplice eccellenza che ha attraversato quattro autori, Skrjabin, Busoni, Berg, Ives, nella loro esclusione di un modello formale, di una struttura canonica. La crisi della forma sonata è allusiva di quella del pianismo, dell’armonia tradizionale, della figura stessa del compositore, oscurato come per Busoni dalla fama dell’interprete, reietto come Ives a un mestiere borghese per la sopravvivenza. Viaggio lucido eppure empatico, intellettuale ma raccontato al pubblico con gesto antiteatrale, il concerto di Damerini ha accumulato emozioni in crescendo, dalla “Messa Nera”, la sonata n. 9 di Skrjabin alla Sonatina II di Busoni, alla Sonata op. 1 di Berg. Tre brevi flash che Damerini ha reso spettacolari per l’assoluta padronanza del tecnicismo del suo strumento, la fantasia dei colori, le scelte dinamiche che erano solo il prologo alla grande Sonata di Ives. La “Concord”, la composizione più rappresentativa, imbevuta di trascendentalismo fin dalla dedica delle sue quattro parti a Emerson, Hawthorne, Alcot e Thoreau, è una summa concettuale che sottende un progetto musicale, non semplicemente un brano di altissima concentrazione tecnica. Si alternano in essa, si fondono, smaniano echi di marce e accenti di ragtime, canti missionari con l’incipit della “Quinta sinfonia” di Beethoven, un montaggio spinto al parossismo che Damerini ha reso ora ammaliante ora sadico e quasi vorace in una suggestiva mescolanza di spessori sonori. Lunghi gli applausi che hanno segnato la fine del concerto e perfetto il “Preludio per la mano sinistra” di Skrjabin che li ha ricompensati.

Dettagli

Data:
16 Febbraio 2003
Ora:
17.00
Categorie Evento:
,

Luogo

Teatro San Carlo
via San Carlo 5
Modena, MO Italia
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