FESTA DELLA MUSICA

Signore e Signori, il concerto è servito!

Maurizio Leoni baritono
Claudia Rondelli pianoforte

Musiche di Ravel, Satie, Rossini, Verdi, Korngold

INGRESSO GRATUITO fino a esaurimento dei posti disponibili, SENZA PRENOTAZIONE

L’eleganza assoluta di Ravel, parole e musica francesi con fragranze spagnole; dalle terre verdiane sapori forti e appassionati cantati da Rigoletto tradito; parole e note frizzanti ed ironiche dalla simpatia irresistibile di Rossini..
E tanti, tanti, Tanti sapori, tanti colori, tanti profumi in un menu musicale ricco di raffinatezze e ‘coups de théâtre’ proposti da uno chef, il baritono Maurizio Leoni di grande talento vocale, espressivo e comunicativo, in cucina insieme alla pianista Claudia Rondelli

Maurizio Leoni. Bolognese eclettico, diplomato al Conservatorio di Bologna e Maestro Accademico con Lode all’Accademia Filarmonica Bolognese per indole ha approfondito e frequentato diversi ambiti della musica classica vocale:
 ha vinto il 1° Premio assoluto al Concorso “Caravita” di Musica da Camera esibendosi in svariati concerti liederistici, oratoriali e sinfonici in tutta Italia –dalla Sala Verdi a Milano a Santa Cecilia a Roma – ed è componente stabile di 3 formazioni da camera come il Notschibikitschi Ensemble (tre voci e tre clarinetti).
 Ha al suo attivo 14 Prime assolute nell’ambito dell’opera contemporanea – GESUALDO CONSIDERED AS A MURDER di L. Francesconi ad es. – e diverse esperienze nella produzione del ‘900: IL PRIGIONIERO col M° Pesko di L. Dallapiccola al Teatro Massimo di Catania, MARE NOSTRUM di e con il M. Kagel alla Biennale di Venezia e presso il Teatro Colon di Buenos Aires. Di rilevanza EIGHT SONGS FOR A MAD KNG di Peter Maxwell Davis al Teatro Verdi di Sassari, Amiata Piano Festival e Auditorium Sole 24 ore di Milano
 Molti i ruoli operistici debuttati:  da LEPORELLO col M° Malgoire a MARCELLO e SCHAUNARD col M° Renzetti, da  GUGLIELMO del Così fan tutte a SCARPIA col M° Panni a Lecce, da FIGARO ne il Barbiere di Siviglia a RIGOLETTO col M° Agiman, GIORGIO GERMONT in Traviata, GIANNI in Gianni Schicchi in diversi Teatri italiani (Regio di Torino, Opera di Roma, La Fenice, Comunale a Bologna ) ed esteri (Operà Comique di Parigi, Bunka Kaikan di Tokyo).
 infine, ma non per finire, ha svolto, da una parte anche attività d’attore: VESPONE, mimo della Serva Padrona, Bure Baruta al Teatrto2 di Parma o un “classico” Goldoni ne “L’Impresario delle Smirne” per il Teatro Stabile di Torino; e dall’altra di regista : Il Maestro di Scuola di Telemann (per il quale ha anche fatto la traduzione ritmica) al Verdi di Pisa, La Zingara di da Capua al Festival di Narni e Don Giovanni di V. Righini al Belcanto Festival di Dordrecht (Olanda). Nel 2007 ha iniziato la sua carriera di insegnante di canto, 1 anno alla Suwon University a Suwon (Corea del Sud) poi Professore di Canto in vari Conservatori , ora Docente di Canto al Conservatorio’”G. B. Martini” di Bologna e Vocal e Italian coach per 4 anni al Festival di Verbier. Docente master per professori presso la North-West University in Lanzhou (Cina)

Claudia Rondelli. Brillantemente diplomata presso l’Ist. Mus. “O. Vecchi” (MO), prosegue gli studi pianistici con C. Butzberger, P. N. Masi, R. Szidon, A. Lonquich, C. Eschenbach e J. Frantz (Hochschule Amburgo), e di composizione con C. De Pirro. Al Cons. “F. Venezze” (RO) consegue il diploma in Musica Vocale da Camera e il Diploma Accademico di II livello -Musica da Camera- con il massimo dei voti e la lode. Approfondisce il repertorio vocale cameristico con E. Werba, E. Battaglia, D. Fischer-Dieskau, C. Ludwig, W. Moore e I. Gage. Premiata in numerosi concorsi, riceve consensi di pubblico e di critica per l’attività artistica come solista, in varie formazioni cameristiche e con cantanti in rassegne e registrazioni in Italia e all’estero (Mantova, Milano, Roma, Siracusa, Berna, Basilea, Amburgo, Monaco, Stoccolma, Malaga, Nicosia, Salisburgo, Tokyo, Porto Vallarta, Tbilisi ecc.).
È invitata come maestro collaboratore e al cembalo presso istituzioni, teatri, corsi e concorsi e partecipa a progetti e rassegne internazionali di musica contemporanea. Appassionata al mondo della coralità, ha diretto il Coro Serial Singers (MO) ed il coro Gospel & MoRe di Scandiano (RE). Dirige il Coro di voci bianche “GIRASOLE” (MO). Laureata al DAMS, si dedica occasionalmente all’attività musicologica.
Vincitrice di concorso, è docente di Accompagnamento pianistico presso il Conservatorio “A.Boito” di Parma.
Tiene regolarmente Corsi e Masterclass in Italia e all’estero.


CONCERTO DELLA MEMORIA E DEL DIALOGO

Après tout [Dopo tutto]

WKO – CAMERATA DEGLI AMMUTINATI
Con la partecipazione dell’ensemble Orizzonte Vocale

Mattia Dattolo direttore
Elisa Primavera-Lévy testi
Guido Barbieri introduzione

Musiche di Fabien Lévy

Una coproduzione: Amici della Musica di Modena / Fondazione Teatro Comunale di Modena
In collaborazione con: Fondazione Villa Emma, Comunità Ebraica di Modena e Reggio Emilia

 

Incontro di presentazione al pubblico 

Sabato 24 gennaio alle ore 17.30, Ridotto del Teatro (ingresso libero da via Goldoni 1)

Ospiti:

  • Guido Barbieri, musicologo
  • Fabien Lévy, compositore
  • Paolo Marzocchi, pianista
  • Mario Sollazzo, Amici della Musica di Modena

BIGLIETTERIA

  • intero €10
  • ridotto (Soci AdM sottoscrittori) €5
  • ingresso gratuito Soci AdM sostenitori

Riduzioni e gratuità si applicano anche ai Soci AdM 2025!

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F. Lévy (1968*)

Après tout [Dopo tutto]

Prima esecuzione italiana


I paradossi del perdono. Contesto drammaturgico di Après tout di Fabien Levy

Après tout: con queste due brevi parole francesi è possibile riassumere in modo conciso, quasi laconico, un intero dramma. In italiano occorre qualcosa di più. «Dopo tutto» è la traduzione letterale, che copre la dimensione temporale, ma tralascia il significato concessivo che risuona in francese. Una traduzione più appropriata sarebbe quindi: “dopo tutto, ma anche nonostante tutto” o “dopo tutto, anche se è successo questo e quello” o anche “dopo tutto, nonostante le mie, le tue e altre riserve e ostacoli”. Con questo titolo che unisce le dimensioni temporali e concilianti, ci troviamo già nel mezzo del contraddittorio processo del perdono, che solleva molte domande.

Après Tout è stato commissionato dal Ministero della Cultura francese per il Festival Ultraschall di Berlino, i nuovi Vocalsolisten Stuttgart e l’ensemble francese 2E2M, ed è stato eseguito per la prima volta il 22 gennaio 2013, esattamente 50 anni dopo il “Trattato dell’Eliseo”, firmato congiuntamente da Charles De Gaulle e Konrad Adenauer il 22 gennaio 1963.

Al centro drammaturgico di Après tout, la seconda parte (II. Ressentir inépuisablement Inesauribile rancore [Unerschöpflich nach-tragen-spüren]), si trova quindi un incontro tra il filosofo francese Vladimir Jankélévitch (1903-1985) e il giovane insegnante di liceo tedesco Wiard Raveling. Jankélévitch, importante per Lévy anche per il suo concetto filosofico-musicale dell'”ineffabile” e del “presque rien et un je ne sais quoi”, ha lavorato approfonditamente sulla questione del perdono, ma personalmente ha mantenuto un atteggiamento intransigente nei confronti della Germania del dopoguerra. Ancora nel 1980, in occasione di una trasmissione radiofonica (Le masque et la plume), l’atteggiamento di Jankélévitch, che dalla fine della guerra aveva deciso di bandire dalla sua vita tutto ciò che era tedesco, compresa la musica e la filosofia, era rimasto immutato. Riguardo ai tedeschi della sua generazione, dichiarò che avevano ucciso sei milioni di ebrei e non provavano alcun rimorso: “Mangiano bene, dormono bene, fanno buoni affari, il marco va alla grande, come sapete, gli affari vanno bene, sono estremamente soddisfatti, non ci devono nulla”. Riprendendo questa frase, Raveling, nato nel 1939, scrisse dopo la trasmissione una lunga lettera in francese perfetto a Jankélévitch, in cui citava la “Fuga di morte” di Paul Celan, raccontando in modo toccante la sua traumatica comprensione dei crimini tedeschi e la sua sofferenza per il proprio Paese, per poi invitare con grande modestia il lontano filosofo a visitare lui e la sua famiglia nella Frisia orientale. Jankélévitch rispose. Aveva aspettato una lettera del genere per trentacinque anni, una lettera, precisava, in cui gli orrori fossero completamente “accettati” da qualcuno che non poteva farci nulla. Jankélévitch non voleva andare in Germania, ma invitò Raveling a Parigi, invito che Raveling accettò poco dopo.

Il centro formato dall’incontro Raveling-Jankélévitch è preceduto da un primo movimento (I. Nous étions si semblables – Eravamo così simili) che evoca un altro rapporto franco-tedesco, ormai tendenzialmente caduto nell’oblio e caratterizzato da una profonda avversione culturale. Un testo di questa parte è la quarta lettera di Albert Camus a un ex amico tedesco [Lettres à un ami allemand], scritta nel contesto del suo impegno nella Resistenza. Essa è permeata da uno spirito combattivo e, guardando indietro alla passata posizione ideologica comune, mantiene un atteggiamento che include comunque il nemico nella comunità umana.

Il terzo movimento conclusivo (III. Le grand théâtre du pardon – Il grande teatro del perdono) rompe la conclusione armoniosa del secondo movimento di Raveling-Jankélévitch e, in una polifonia di voci, sposta l’attenzione dal lungo dopoguerra franco-tedesco al campo più ampio dei conflitti attuali, del perdono (im)possibile e dei concetti culturali di perdono (tra cui l’Ubuntu di Desmond Tutu, L’etica del risentimento di Jean Améry, il perdono terapeutico di Eva Kors, il profondo scetticismo di Nietzsche nei confronti del perdono, il Vangelo). Ciò dà origine anche a toni assurdi. Ma “teatro del perdono” non significa necessariamente falso o ipocrita, anche se queste sono possibili modalità del perdono. La metafora teatrale, utilizzata anche da Derrida, rimanda piuttosto al processo e alle condizioni quadro di ogni perdono, cioè ai testimoni che vengono presi in considerazione quando si parla e si scrive, alle convulsioni e alle trasformazioni che attraversano i critici e i sostenitori del risentimento, coloro che perdonano liberamente o con riluttanza, coloro che chiedono perdono per conto proprio o per conto di altri, o coloro che sono convinti di non perdonare.

In tutte e sei le scene i testi sono in parte cantati, in parte recitati o, in alcuni punti, entrambi insieme, ad esempio quando, nel senso etnologico della “maschera”, il gruppo segue il narratore come un’ombra vocale. Le voci e gli strumenti sono eseguiti in modo omoritmico, monodico, eterofonico, attraverso hoqueti o polifonico. Nel primo movimento, essi stanno dietro agli strumenti come una sorta di coro greco della tragedia, nel secondo movimento emergono il baritono come protagonista e il tenore come deuteragonista, nel terzo movimento il confuso e contraddittorio “théâtre du pardon” è sottolineato anche dalla disposizione spaziale attorno all’ensemble strumentale. Nella musica di Lévy si nascondono alcuni simboli, come ad esempio il predominio temporaneo della nota Re e l’onnipresenza dell'”aria”, resa udibile dagli strumenti a fiato, dalla voce, dalla fisarmonica, dagli archi vibranti o whirly tubes – come il respiro della vita, come il fumo apostrofato da Raveling dai camini dei forni crematori dei campi di concentramento o come il vento dell’oblio. “Le vent qui balaie les souvenirs”.

Elisa Primavera-Lévy

La WunderKammer Orchestra – Camerata degli Ammutinati è un collettivo di musicisti specializzato in musica contemporanea, nato con l’obiettivo di ricomporre il rapporto tra pubblico, arte e società. L’ensemble mira a presentare la musica come specchio del nostro tempo, attraverso performance particolarmente attente al coinvolgimento del pubblico. Ha già partecipato a rinomati festival quali Ossessioni e il Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano, e si è esibita a Napoli, Imola, Faenza, Bologna, Pesaro, Urbino, Ancona e Feldkirch.

L’Orizzonte Vocale nasce con l’intento di valorizzare e dare spazio esecutivo al vasto e poco frequentato repertorio vocale per sole voci maschili. Il gruppo, che si esibisce sia a cappella che con accompagnamento strumentale di vario genere, si pone come obiettivo quello di abbracciare il più vasto repertorio possibile, a partire dalla nascita della polifonia di epoca medievale passando attraverso il rinascimento, il repertorio romantico e del Novecento. Il gruppo inoltre pone attenzione all’esecuzione e commissione di musica di autrici ed autori contemporanei, soprattutto italiani, ritenendo fondamentale lo sviluppo e la promozione di un nuovo repertorio.

Guido Barbieri insegna Storia ed estetica della Musica al Conservatorio “Bruno Maderna” di Cesena. Per vent’anni critico musicale del quotidiano La Repubblica, scrive attualmente per pagine culturali de Il Manifesto. Collabora stabilmente come tutor con la Biennale Musica di Venezia. Dal 1980 voce “storica” di Radio 3 si dedica principalmente, oggi, alla drammaturgica musicale, rivolgendo una particolare attenzione alla “musica della realtà”.
Ha scritto testi, libretti e readings destinati ad alcuni dei maggiori compositori italiani: Ennio Morricone, Adriano Guarnieri, Azio Corghi, Ivan Fedele, Lucia Ronchetti, Silvia Colasanti, Riccardo Nova, Fabio Cifariello Ciardi, Claudio Rastelli, Mauro Cardi, Robeerta Vacca, Luigi Ceccarelli, Paolo Marzocchi, Fabrizio De Rossi Re, Andrea Molino, Michele Tadini, Michele Sammarchi, Paolo Aralla e molti altri.
Ha condiviso il palcoscenico, nel ruolo di voce narrante e recitante, con musicisti come Mario Brunello, Giuliano Carmignola, Andrea Lucchesini, Marco Rizzi, Danilo Rossi, Giampaolo Pretto, Alessio Allegrini, Luca Franzetti, Claudio Pasceri, Gabriele Mirabassi, Ramin Bahrami, Maurizio Baglini, Silvia Chiesa, Gabriele Pieranunzi, Francesco Senese, Roberto Prosseda, Giuseppe Andaloro, Michele Marco Rossi, Massimo Mercelli, Laura Catrani, Valentina Coladonato, l’Ensemble Ars Ludi.
I suoi testi sono stati messi in scena e interpretati, in diversi teatri italiani e stranieri, da personalità del teatro come Giorgio Barberio Corsetti, Elio De Capitani, Carlo Cecchi, Toni Servillo, Maria Paiato, Moni Ovadia, Vinicio Marchioni, Alessio Pizzech e molti altri.
I titoli più importanti sono Portopalo. Nomi su tombe senza corpi, Night Commuters, Three Miles Island, Al Kamandjati, basato sulla storia del musicista palestinese Ramzi Aburedwan, Le ossa di Cartesio, In alloro mutò il suo pianto. Numerosi in particolare, i testi e gli spettacoli dedicati alla musica della Shoah. Tra gli altri La corda spezzata, un radiodramma sui musicisti di Terezin prodotto da Radio 3 e presentato al Prix Italia, l’adattamento di Badenheim 1939 di Aaron Appelfeld e de I Cannibali di George Tabori, Le imperdonabili, basato sui Diari di Etty Hillesum, Un violoncello nell’inferno di Terezin, Dove almeno troverò un po’ di pace, dedicato alla vicenda di Orlando Orlandi Posti, uno dei martiri delle Fosse Ardeatine, Il diario di Dora Klein, Storia di Jean e Jean, sulla vicenda di Jean Le Boulaire/Jean Lanier, e inoltre il libretto dell’opera Il viaggio di Roberto. Un treno verso Auschwitz, su musiche di Paolo Marzocchi. Le opere più recenti sono In alloro mutò il suo pianto con musiche di Luigi Sammarchi, presentato a Bologna Festival 2021, The Running Game con Paolo Aralla e Michele Marco Rossi messo in scena al Festival Est Ovest di Torino, Storia di un Gesù con Massimo Mercelli e l’Orchestra Calamani al Teatro Mancinelli di Orvieto, Vorrei essere scrittore di musica, un recital per voce narrante e violoncello ideato insieme Mario Brunello e dedicato al rapporto tra Pasolini e Bach, e infine due lavori con le musiche originali di Paolo Marzocchi: Ho bisogno di un eroe, dedicato alla relazione amorosa tra George Byron e Teresa Guiccioli, e Stabant Matres, rappresentato nella Chiesa di S. Vitale, a Ravenna, per Ravenna Festival 2023.
Dopo avere fondato la Human Right Orchestra, la rassegna Contemporanea all’Auditorium di Roma, l’Associazione She Lives e il Comitato Terezin 17/10 attualmente è direttore artistico della Società dei Concerti Guido Michelli di Ancona e del Festival del Quartetto al Teatro dei Documenti di Roma, nonché membro del comitato artistico (insieme a Bernard Haitink, Diego Matheusz e Francesco Senese) del Festival sull’Acqua di Colico e della direzione artistica dell’Archivio Nazionale del Diario di Pieve S. Stefano. Tuttora scrive saggi e tiene conferenze per le maggiori istituzioni musicali italiane. Nel 2009 ha ricevuto il Premio Feronia per la critica musicale.


PACE

Svuotare gli arsenali, riempire i granai

Produzione AdM per Festival Filosofia 2025
Uno spettacolo di e con DIANA HÖBEL
BABY GELIDO:
Daniele Mastronuzzi drum machine
Stefano Mastronuzzi chitarre

INGRESSO GRATUITO fino a esaurimento dei posti disponibili, SENZA PRENOTAZIONE

Se paideia vuol dire “educazione” e “formazione”, intesa come sviluppo armonico di tutte le facoltà umane, morali, estetiche e intellettuali, quale può essere il suo contrario? Cos’è che diseduca e non forma?

Questo spettacolo analizza le conseguenze della propaganda di guerra, individuandola come l’opposto della paideia, il suo doppio fasullo: alla propaganda dobbiamo la perdita di allenamento nell’utilizzo del pensiero, il rifiuto dello spirito critico in cambio dell’adesione cieca a dei preconcetti, il tramonto delle scelte individuali a fronte dell’intruppamento plebiscitario e la sostituzione della libertà con delle catene intellettive, morali e spesso anche fisiche. In un reading che alternerà parole poetiche e musica, integrate da riflessioni e analisi di chi ha scritto di propaganda schierandosi contro ogni belligeranza – come Lev Tolstoj, Sigmund Freud, Albert Einstein, Bertrand Russell, Piero Calamandrei – gli spettatori vedranno susseguirsi sul palco testi che illustreranno questo percorso diseducativo, questo progresso di una anti-paideia i cui risultati possono toccare da un momento all’altro la vita di tutti noi.

Diana Höbel è un’attrice, autrice e regista. Diplomata alla scuola di teatro Paolo Grassi di Milano, come autrice e interprete ha creato progetti originali per diversi Enti e Istituzioni, tutti caratterizzati da un puntuale lavoro sulla parola: i monologhi di teatro civile Pasolini: il caos contro il terrore, Carmen, Punto di fusione; i melologhi Golem, creatura creante, Voci d’amore, Schubert, una vita da outsider, Gerarchia e privilegio; nonché spettacoli di teatro-scienza per Inaf, Sissa, Ego. Ha realizzato biografie teatral-musicali e alla figura di James Joyce e a capitoli dell’Ulisse ha dedicato spettacoli prodotti dal Museo Joyce di Trieste.
www.dianahobel.com

Baby GelidoMastronuzzi Daniele e Mastronuzzi Stefano – musicisti compositori: rispettivamente sintetizzatori, campionatori, sezione elettronica il primo, chitarre, mandolini, effetti, looper il secondo.
Esordirono nel ’99 come band indie-rock.
Nel 2005 fanno conoscenza con il gruppo di poeti ” gli Ammutinati”, con cui iniziano a collaborare. Si avvicinano così al mondo della scrittura e della poesia performativa, che li porta ad una svolta sonora esecutiva, alla sperimentazione di nuovi generi musicali e all’esplorazione di nuove sonorità alternative e ambientali. Questa esperienza durerà diversi anni dando la possibilità al duo di conoscere e collaborare con molti artisti quali ad esempio Veit Heinichen (Iperporti), Jack Hirschman, poeti tra i quali Christian Sinicco (Absolute Poetry, Simposio di Letteratura di Gmund, Pordenone Legge, Premio Letterario Nazionale Gianmario Lucini) e l’artista pittore Paolo Cervi Kervischer (sax contralto, tenore) con cui intrecceranno diverse collaborazioni musicali e performative su parole, pittura e danza.
Nel 2012 iniziano l’attività di produzione di colonne sonore per il teatro e film muti eseguite dal vivo, in Italia e all’estero, collaborando in particolare con l’attrice e regista Diana Hobel e altri artisti quali Lino Guanciale, Lorenzo Acquaviva, Giulio Costa, Cosimo Miorelli, Marco Sgarbi, Daniele Fior, Paolo Musio, Sara Alzetta, partecipando a varie edizioni del Bloomsday Trieste e in altri importanti festival quali ad esempio Il Tempo delle Donne (Corriere della Sera), Festival Approdi, Festival dell’Innovazione e della Scienza “Luce alle Idee” Torino, Festival della Scienza “Equilibrio” Genova, Mi&Lab Trieste, Trieste Next, Let’s Play e altri.


CONCERTO DELLA MEMORIA E DEL DIALOGO

La corda rotta. Un violoncello nel ghetto di Terezin

Valentina Coladonato soprano
Paolo Marzocchi pianoforte
Guido Barbieri voce narrante

Musiche di Weber, Ullmann, Klein, Marzocchi

Una coproduzione: Amici della Musica di Modena / Fondazione Teatro Comunale di Modena
In collaborazione con: Fondazione Villa Emma, Comunità Ebraica di Modena e Reggio Emilia

BIGLIETTERIA

  • intero €10
  • ridotto (Soci AdM sottoscrittori) €5
  • ingresso gratuito Soci AdM sostenitori

Riduzioni e gratuità si applicano anche ai Soci AdM 2024!

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I. Weber (1903-1944)

Ich wandre durch Theresienstadt (Vado errando per Theresienstadt),
armonizzazione di Paolo Marzocchi

V. Ullmann (1898-1944)

Da “Six Sonnets de Louïze Labé” op.34

  1. “Claire Vénus”
  2. “Je vis, je meurs…”

P. Marzocchi (1971*)

Heimatlos,
da un tema di Friedrich Schwarz

G. Klein (1919-1944)

Wiegenlied (ninna nanna)

G. Klein

Sonata per pianoforte

  • Allegro con fuoco
  • Adagio
  • Allegro vivace

V. Ullmann

Drei jiddische Lieder op.53

  1. Berjoskele
  2. Margarithelech
  3. A Mejdel in die Johren

V. Ullmann

Zwei chinesische Lieder (1943)

  1. Wanderer erwacht in der Herberge
  2. Der müde Soldat

 

Accompagnamento solo (da Berioskele)

I. Weber

Wiegala (ninna nanna),
elaborazione e armonizzazione per mano sinistra di Paolo Marzocchi


La corda rotta

Un violoncello nel ghetto di Terezin

C’è un momento tragico, nel corso del Novecento, in cui, all’improvviso, sotto gli occhi silenziosi di migliaia di testimoni, la corda che aveva sempre tenute legate l’arte e la storia si spezza. Forse per sempre. Quel “momento” dura, in realtà, tre lunghi anni e ha per teatro una fortezza asburgica a sessanta chilometri da Praga: la fortezza di Terezin, Theresienstadt per i tedeschi. Tra le mura “a stella” di quella vecchia prigione, trasformata da Reinhard Heydrich in un ghetto “modello” riservato agli ebrei anziani e “Illustri” (i cosiddetti prominenten), si consuma infatti una frattura epocale che solo oggi, forse, siamo in grado di comprendere.

Tra il 1941 e il 1944, Terezin è una fabbrica d’arte che lavora giorno e notte, come in nessun altra città europea: centinaia di concerti, decine di opere liriche, spettacoli teatrali e di cabaret, mostre d’arte, film, riviste, conferenze, lezioni. Una produzione culturale ricca, originale, innovativa frutto delle migliaia di artisti boemi, moravi, moldavi, austriaci che la macchina nazista aveva concentrato in un unico luogo. E che nel ghetto avevano portato, insieme ai loro corpi avviliti dalla prigionia, l’impellente necessità della creazione. A loro viene concessa una inusitata, surreale, stupefacente libertà di pensiero e di azione. Era però un meccanismo a tempo determinato che conteneva, scritta nei propri ingranaggi, una scadenza precisa.

A partire dalla metà del ’44 infatti quella stessa macchina, piegata inesorabilmente al progetto dello sterminio, non può far altro che fermare l’orologio ed esercitare, nei confronti degli artisti, la forma più estrema di censura che potesse mettere in atto: la loro sistematica eliminazione fisica. Quando il 17 ottobre del 1944 i 1390 artisti di Terezin partiti il giorno prima a bordo del kunstlertransport vengono passati, tutti insieme, per le camere a gas di Birkenau non si verifica solo uno dei più tragici pogrom della storia europea, ma accade qualcosa di inimmaginabile: nel giro di poche ore non solo vengono sterminate due generazioni di artisti, ma viene intriso di veleno l’humus della storia, quel terreno che aveva per secoli generato i frutti dell’arte e della scienza. Senza saperlo le SS che hanno accompagnato sotto le docce gli artisti di Terezin hanno fatto sì che le loro opere divenissero brutalmente postume, senza padri e senza madri, abbandonate alla loro spaventosa solitudine. L’esito, a posteriori, è stato ed è ancora oggi sconvolgente: per la prima volta nel corso del secolo infatti l’arte non è stata generata dalla storia, bensì dalla negazione della storia, dalla morte della stessa idea progressiva, evolutiva, unidirezionale della storia. Le opere lasciate dagli artisti di Terezin, le sonate, i quartetti, i drammi, le commedie, i film, le poesie, i disegni sono la testimonianza ancora miracolosamente vivente di questa frattura che forse non si è più risanata. Opere che non hanno radici nella società, ma nella totale abolizione di qualsiasi idea di società.

Tra le infinite storie individuali generate dalla tragedia corale di Terezin ce n’è una che possiede uno stupefacente valore paradigmatico. Una storia in cui la corda simbolica che lega l’arte e la storia acquista la forma di una corda vera, autentica: anzi di quattro corde distinte, le quattro corde di un violoncello. Protagonista di questa parabola reale è infatti un violoncellista praghese senza volto. Di lui non conosciamo il nome, l’età, il destino: forse è salito anche lui il 16 ottobre sul treno degli artisti. O forse no. Sappiano però che prima di essere deportato, come migliaia di suoi concittadini, nel ghetto di Terezin compie un atto bellissimo e disperato. Sa perfettamente che prima o poi i soldati tedeschi lo strapperanno alla sua casa e alla sua città, ma sa altrettanto bene che non vuole separarsi, per nessuna ragione al mondo, dal suo violoncello, la sua unica ricchezza. E allora giorno dopo giorno, notte dopo notte, smonta accuratamente, con infinita cura e pazienza, il suo strumento, lo riduce ad un cumulo di legno e ferro e lo infila in una sacca da viaggio. Quando le SS bussano alla sua porta e lo caricano sul treno diretto a Terezin quella sacca è il suo unico bagaglio. Una volta arrivato nel ghetto, con altrettanta precisa determinazione, inizia il percorso alla rovescia e ricostruisce, pezzo per pezzo il suo violoncello, fino a farlo tornare a vivere. E le corde rotte dopo mesi di silenzio riprendono a suonare.

Questo piccolo straordinario episodio di amore e di sopravvivenza è il filo narrativo principale de “La corda rotta. Un violoncello nel ghetto di Terezin”. Il racconto verrà affidato alla voce narrante di Guido Barbieri che è anche l’autore del testo. Le parole si irradieranno però dal suono. Il suono lontano nel tempo, e quasi mai ascoltato, delle musiche composte nella operosa cattività di Terezin. La voce di Valentina Coladonato e il pianoforte di Paolo Marzocchi intoneranno infatti sette pagine, vocali e strumentali, nate ed eseguite nel ghetto. I destini dei tre compositori che figurano in locandina sono singolarmente diversi. Gideon Klein viene caricato sul treno per Auschwitz del 1 ottobre per essere poi trasferito nel campo di lavoro di Fürstengrube: verrà ucciso dai soldati nazisti, in circostanze mai chiarite, il 27 gennaio del 1945, esattamente lo stesso giorno in cui l’Armata Rossa libera per sempre il campo di Auschwitz. Ilse Weber lo seguirà di pochi giorni. A lei tocca il transport del 5 ottobre: verrà giustiziata insieme al figlio il giorno successivo. Viktor Ulmmann sale invece sul kunstlertransport del 16 ottobre e verrà passato per i camini il 17 insieme agli altri 1389 artisti di Terezin.

Non vogliamo in alcun modo, però, piegare i suoni e le storie di Terezin alle ragioni di una mera celebrazione del passato, né chiudere noi stessi nel recinto spento della memoria. È profondamente ingiusto, crediamo, imprigionare le musiche e i racconti generati dalla Shoah in un nuovo, intollerabile ghetto, quello degli anniversari, delle ricorrenze stancamente e meccanicamente riproposte. L’unico antidoto per uscire dai nuovi ghetti del presente è quello di far dialogare gli artisti del passato con quelli del nostro tempo. Di unire cioè i lembi estremi di quel filo spezzato che ha impedito ai figli di conoscere i loro padri. Per questo un brano del concerto è affidato a una nuova composizione che gli Amici della Musica di Ancona ha commissionato a Paolo Marzocchi, tra i più originali compositori del nostro tempo, che ha lavorato sui materiali poetici e musicali prodotti dalla fertilissima fabbrica di Terezin.

Un posto particolare, nella serata del 27 gennaio, verrà riservato a Ilse Weber. La poetessa ceca, deportata a Terezin nel 1942, lavorò per due anni come infermiera di notte nell’angusta e male attrezzata infermeria per bambini del ghetto. Durante la detenzione scrisse più di settanta testi poetici, per alcuni dei quali compose anche le musiche. Quando il marito Willi venne trasferito ad Auschwitz decise di seguirlo insieme al figlio di tredici anni, Tommy. Della famiglia sopravvisse solo il padre.

Guido Barbieri

Valentina Coladonato si forma e perfeziona con D. Martorella, S. Naglia, C. Desderi, E. Wiens, P. Venturi, R. Scotto, R. Resnik.
Vince diversi concorsi internazionali e debutta nell’opera con L’Ormindo di Cavalli, prodotta dalla Fondazione “W.Walton”.
Il suo repertorio concertistico spazia dalla musica sacra e profana barocca fino a quella contemporanea.
Si è esibita presso istituzioni musicali quali Teatro alla Scala di Milano, Opéra National de Paris, Salzburger Festspiele, Musikverein di Vienna, Concertgebow di Amsterdam, De Singel di Antwerpen, Festival delle Fiandre, Filarmonica di S. Pietroburgo, South Bank Festival di Londra, Frick Collection di New York, George Enescu Festival, Ravenna Festival, Festival Pergolesi Spontini, RAI di Torino, MiTo, e presso altri enti europei, americani e asiatici.
Ha collaborato con La Venexiana, l’Accademia Bizantina, La Stagione Armonica, e nell’ambito della musica contemporanea con Sentieri selvaggi e Algoritmo. Ha cantato diverse composizioni in prima esecuzione assoluta. Ivan Fedele ha scritto per lei brani eseguiti in prima mondiale presso la Philarmonie Köln per radio WDR, il Teatro alla Scala e il Teatro Dal Verme di Milano, il Ponchielli di Cremona.
Ha collaborato con registi quali M. Scaparro, C. Lievi, M. Znaniecki, C. Graham, F. Micheli, P. Pacini, A. Pizzech, M. Cappelletti. È stata diretta fra gli altri da R. Muti, D. Robertson, P. Eötvos, J. Axelrod, P. Rundel, C. Desderi, A. Pinzauti, C. Scimone, O. Dantone, C. Rovaris.

Paolo Marzocchi, pianista e compositore, è nato a Pesaro nel 1971, dove ha compiuto gli studi musicali.
Di formazione classica, si è dedicato alla composizione in tutte le sue forme, dal teatro, al cinema, alla radio, fino alle sperimentazioni con altri linguaggi e alla composizione ‘pura’.
Come compositore ha collaborato con tantissimi artisti di fama internazionale, e ricevuto numerose commissioni per la realizzazione di opere pianistiche, da camera e orchestrali, collaborando con istituzioni prestigiose come il Lucerne Festival, il Maggio Musicale Fiorentino, il Teatro La Fenice di Venezia, l’Orchestra Filarmonica Arturo Toscanini, l’Orchestra Leonore, l’Orchestra Verdi e i Pomeriggi Musicali di Milano, l’Orchestra della Radio Nazionale Romena, il Teatro dell’Opera di Roma, la Biennale di Venezia, il Festival Musica sull’Acqua, il Festival Multiplicidade di Rio de Janeiro, il festival FLOEMA di Pistoia, il festival Borderline Moving Images di Beijing.
Ha collaborato diversi anni con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca su progetti sperimentali legati all’istruzione musicale e alla sensibilizzazione sociale, nonché alla creazione di orchestre e cori giovanili.  Nel 2015 il progetto “La musica, il lavoro minorile e il diritto all’istruzione”, in collaborazione con International Labour Organization, MIUR e con la Filarmonica del Comunale di Bologna, è stato per Marzocchi l’occasione di sperimentare una innovativa metodologia d’insegnamento della composizione ai giovanissimi musicisti, da lui definita “rendering”.
Successivamente, in un progetto sostenuto dalla Fondazione Mast di Bologna, la metodologia del “rendering” è stata sperimentata su un gruppo di bambini di cinque anni, che è alla base della composizione “Little Symphonies” (2018).
Tra gli eventi degli ultimi anni che lo hanno visto protagonista, si evidenziano la prima esecuzione del suo nuovo concerto per pianoforte orchestra e arpa a bicchieri “Fantasia dell’Assenza” con l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino e la Filarmonica Arturo Toscanini; diversi progetti realizzati a Lampedusa con i bambini dell’isola (tra cui “Le nuove vie dei Canti” con Guido Barbieri); la collaborazione con il tenore Juan Diego Florez, per la registrazione discografica dell’album “Italia” (DECCA International 2015); la  nuova composizione “O pazzo desire!”, eseguita in prima assoluta dall’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, con la direzione di Diego Matheuz, lo spettacolo “Ex Machina” con Paolo Fresu, al Mast Di Bologna; il melologo fantascientifico “Mymosh, il Figlio-di-Se-Stesso” per quartetto d’archi e voce narrante (FLOEMA, Pistoia 2018), la collaborazione con Danusha Waskiewicz, Andrea Rebaudengo e Cristina Zavalloni (Musica Insieme, Bologna 2018 e Festival Mito 2019).
La sua opera “Il viaggio Roberto”, su libretto di Guido Barbieri, che nel 2014 riscosse – tra gli altri – il plauso di Riccardo Muti, è stata rappresentata nella stagione 2016/17 dell’Opera di Firenze, sotto la direzione musicale dello stesso Marzocchi, e nel 2018/19 ripresa al Teatro Alighieri di Ravenna, al Teatro Regio di Parma e al Comunale di Ferrara.
Paolo Marzocchi è anche l’ideatore e direttore artistico di WunderKammerOrchestra, un ensemble pensato per portare la musica sinfonica dove le grandi orchestre non riescono ad arrivare. La WKO ha debuttato a Lampedusa il primo aprile 2017 per l’inaugurazione del nuovo pianoforte dell’isola, con la direzione di Carlo Tenan e lo stesso Marzocchi al pianoforte.
È Presidente Onorario dell’Associazione Culturale Musicale Lipadusa di Lampedusa.

Guido Barbieri insegna Storia ed estetica della Musica al Conservatorio “Bruno Maderna” di Cesena. Per vent’anni critico musicale del quotidiano La Repubblica, scrive attualmente per pagine culturali de Il Manifesto. Collabora stabilmente come tutor con la Biennale Musica di Venezia. Dal 1980 voce “storica” di Radio 3 si dedica principalmente, oggi, alla drammaturgica musicale, rivolgendo una particolare attenzione alla “musica della realtà”.
Ha scritto testi, libretti e readings destinati ad alcuni dei maggiori compositori italiani: Ennio Morricone, Adriano Guarnieri, Azio Corghi, Ivan Fedele, Lucia Ronchetti, Silvia Colasanti, Riccardo Nova, Fabio Cifariello Ciardi, Claudio Rastelli, Mauro Cardi, Robeerta Vacca, Luigi Ceccarelli, Paolo Marzocchi, Fabrizio De Rossi Re, Andrea Molino, Michele Tadini, Michele Sammarchi, Paolo Aralla e molti altri.
Ha condiviso il palcoscenico, nel ruolo di voce narrante e recitante, con musicisti come Mario Brunello, Giuliano Carmignola, Andrea Lucchesini, Marco Rizzi, Danilo Rossi, Giampaolo Pretto, Alessio Allegrini, Luca Franzetti, Claudio Pasceri, Gabriele Mirabassi, Ramin Bahrami, Maurizio Baglini, Silvia Chiesa, Gabriele Pieranunzi, Francesco Senese, Roberto Prosseda, Giuseppe Andaloro, Michele Marco Rossi, Massimo Mercelli, Laura Catrani, Valentina Coladonato, l’Ensemble Ars Ludi.
I suoi testi sono stati messi in scena e interpretati, in diversi teatri italiani e stranieri, da personalità del teatro come Giorgio Barberio Corsetti, Elio De Capitani, Carlo Cecchi, Toni Servillo, Maria Paiato, Moni Ovadia, Vinicio Marchioni, Alessio Pizzech e molti altri.
I titoli più importanti sono Portopalo. Nomi su tombe senza corpi, Night Commuters, Three Miles Island, Al Kamandjati, basato sulla storia del musicista palestinese Ramzi Aburedwan, Le ossa di Cartesio, In alloro mutò il suo pianto. Numerosi in particolare, i testi e gli spettacoli dedicati alla musica della Shoah. Tra gli altri La corda spezzata, un radiodramma sui musicisti di Terezin prodotto da Radio 3 e presentato al Prix Italia, l’adattamento di Badenheim 1939 di Aaron Appelfeld e de I Cannibali di George Tabori, Le imperdonabili, basato sui Diari di Etty Hillesum, Un violoncello nell’inferno di Terezin, Dove almeno troverò un po’ di pace, dedicato alla vicenda di Orlando Orlandi Posti, uno dei martiri delle Fosse Ardeatine, Il diario di Dora Klein, Storia di Jean e Jean, sulla vicenda di Jean Le Boulaire/Jean Lanier, e inoltre il libretto dell’opera Il viaggio di Roberto. Un treno verso Auschwitz, su musiche di Paolo Marzocchi. Le opere più recenti sono In alloro mutò il suo pianto con musiche di Luigi Sammarchi, presentato a Bologna Festival 2021, The Running Game con Paolo Aralla e Michele Marco Rossi messo in scena al Festival Est Ovest di Torino, Storia di un Gesù con Massimo Mercelli e l’Orchestra Calamani al Teatro Mancinelli di Orvieto, Vorrei essere scrittore di musica, un recital per voce narrante e violoncello ideato insieme Mario Brunello e dedicato al rapporto tra Pasolini e Bach, e infine due lavori con le musiche originali di Paolo Marzocchi: Ho bisogno di un eroe, dedicato alla relazione amorosa tra George Byron e Teresa Guiccioli, e Stabant Matres, rappresentato nella Chiesa di S. Vitale, a Ravenna, per Ravenna Festival 2023.
Dopo avere fondato la Human Right Orchestra, la rassegna Contemporanea all’Auditorium di Roma, l’Associazione She Lives e il Comitato Terezin 17/10 attualmente è direttore artistico della Società dei Concerti Guido Michelli di Ancona e del Festival del Quartetto al Teatro dei Documenti di Roma, nonché membro del comitato artistico (insieme a Bernard Haitink, Diego Matheusz e Francesco Senese) del Festival sull’Acqua di Colico e della direzione artistica dell’Archivio Nazionale del Diario di Pieve S. Stefano. Tuttora scrive saggi e tiene conferenze per le maggiori istituzioni musicali italiane. Nel 2009 ha ricevuto il Premio Feronia per la critica musicale.


LE FEMMINE CE L'HANNO PICCOLO

Tragicomico excursus tra le concezioni del cervello femminile dall’Ottocento a oggi

Produzione Amici della Musica di Modena per Festival Filosofia 2024
In collaborazione con: SISSA – Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati
Uno spettacolo di e con Diana Höbel
Pianoforte: Simone Guaitoli, Claudia Rondelli
Consulenza musicale: Claudio Rastelli
Consulenza scientifica: Prof.ssa Raffaella Rumiati – neuroscienziata cognitiva (SISSA), Dott.ssa Elvira De Leonibus – neuroscienziata (CNR)

INGRESSO GRATUITO SENZA PRENOTAZIONE

Da Paolo Mantegazza a Paul Juliuis Möbius, passando per Cesare Lombroso, nella storia delle neuroscienze dell’Ottocento abbondano colorite teorie di fisiologi, psichiatri e criminologi riguardo alla presunta inferiorità mentale (e morale) della donna. Non che nel Novecento le cose vadano meglio: a partire dagli studi sull’isteria di Freud e dal celebre caso di Dora, alcuni comportamenti femminili sono stati stigmatizzati come patologici, legittimando discriminazioni e soprusi, fino all’avvento di Franco Basaglia e della sua rivoluzionaria opera che porta alla chiusura dei manicomi.
Questo spettacolo accompagna gli spettatori in un viaggio teatral-musicale tra le diverse concezioni del cervello femminile a partire da metà ‘800, con un approccio che intreccia storia, psicanalisi, psichiatria e neuroscienze. L’ultimo approdo sono le odierne neuroscienze, dove lo studio di eventuali differenze tra cervello maschile e cervello femminile si avvale di metodi rigorosi e non è più al servizio di pregiudizi misogini.

Diana Höbel è un’attrice, autrice e regista. Diplomata alla scuola di teatro Paolo Grassi di Milano, come autrice e interprete ha creato progetti originali per diversi Enti e Istituzioni, tutti caratterizzati da un puntuale lavoro sulla parola: i monologhi di teatro civile Pasolini: il caos contro il terrore, Carmen, Punto di fusione; i melologhi Golem, creatura creante, Voci d’amore, Schubert, una vita da outsider, Gerarchia e privilegio; nonché spettacoli di teatro-scienza per Inaf, Sissa, Ego. Ha realizzato biografie teatral-musicali e alla figura di James Joyce e a capitoli dell’Ulisse ha dedicato spettacoli prodotti dal Museo Joyce di Trieste.
www.dianahobel.com

Claudia Rondelli. Brillantemente diplomata presso l’Ist. Mus. “O. Vecchi” (MO), prosegue gli studi pianistici con C. Butzberger, P. N. Masi, R. Szidon, A. Lonquich, C. Eschenbach e J. Frantz (Hochschule Amburgo), e di composizione con C. De Pirro. Al Cons. “F. Venezze” (RO) consegue il diploma in Musica Vocale da Camera e il Diploma Accademico di II livello -Musica da Camera- con il massimo dei voti e la lode. Approfondisce il repertorio vocale cameristico con E. Werba, E. Battaglia, D. Fischer-Dieskau, C. Ludwig, W. Moore e I. Gage. Premiata in numerosi concorsi, riceve consensi di pubblico e di critica per l’attività artistica come solista, in varie formazioni cameristiche e con cantanti in rassegne e registrazioni in Italia e all’estero (Mantova, Milano, Roma, Siracusa, Berna, Basilea, Amburgo, Monaco, Stoccolma, Malaga, Nicosia, Salisburgo, Tokyo, Porto Vallarta, Tbilisi ecc.).
È invitata come maestro collaboratore e al cembalo presso istituzioni, teatri, corsi e concorsi e partecipa a progetti e rassegne internazionali di musica contemporanea. Appassionata al mondo della coralità, ha diretto il Coro Serial Singers (MO) ed il coro Gospel & MoRe di Scandiano (RE). Dirige il Coro di voci bianche “GIRASOLE” (MO). Laureata al DAMS, si dedica occasionalmente all’attività musicologica.
Vincitrice di concorso, è docente di Accompagnamento pianistico presso il Conservatorio “A.Boito” di Parma.
Tiene regolarmente Corsi e Masterclass in Italia e all’estero.

Simone Guaitoli. Si laurea presso la facoltà di Lettere e Filosofia di Bologna, corso di laurea D.A.M.S. indirizzo Musica, con il massimo dei voti e la lode, con una tesi in Storia della Musica Moderna e Contemporanea; ha partecipato in qualità di relatore libero all’XI Colloquio di Musicologia organizzato a Bologna dalla rivista Il Saggiatore musicale, con la relazione Ambiguità costruttiva, logica formale e poetica del pezzo breve nelle “Fantasie op.116” di Brahms. Ha scritto note introduttive e programmi di sala ad indirizzo musicologico per numerosi Enti, tra cui Accademia Filarmonica di Bologna e Ravenna Festival; ha curato conferenze, incontri introduttivi all’ascolto e lezioni-concerto per vari enti e istituzioni della Provincia di Modena.
Si diploma in pianoforte presso l’Istituto Musicale Pareggiato “O. Vecchi” di Modena con il massimo dei voti e la lode, sotto la guida della prof.ssa Enza Iori, nella cui classe ha anche concluso una attività biennale di tirocinio. Si è esibito in duo pianistico o in formazione cameristica a Trento nella sede dell’Accademia Filarmonica, a Bologna nella Sala Mozart dell’Accademia Filarmonica, a Vienna nell’ambito delle attività di scambio culturale organizzate dai Conservatori di Modena e Vienna, a Modena al Teatro Comunale, in occasione delle iniziative programmate per la Settimana della Cultura. Ha ricevuto il premio “C. Campori” quale migliore allievo dell’Istituto “O. Vecchi” nell’a.a. 2004-05.
Ha collaborato e collabora in qualità di direttore e pianista accompagnatore con alcune corali della provincia di Modena; con tali complessi si è esibito in numerose occasioni in Italia (Assisi, Bologna, Orvieto, Roma, Dobbiaco) e all’estero (Salisburgo, Valencia, Parigi, Edimburgo, Ginevra, Ratisbona).
Si esibisce in duo con la pianista Claudia Rondelli e il sassofonista Giorgio Mattei; ricopre il ruolo di Segretario Artistico nell’associazione Amici della Musica di Modena, collaborando come assistente alla Direzione Artistica.


CONCERTO DELLA MEMORIA E DEL DIALOGO

Coproduzione: Amici della Musica di Modena / Fondazione Teatro Comunale di Modena
In collaborazione con: Fondazione Villa Emma, Comunità Ebraica di Modena e Reggio Emilia

QUARTETTO PROMETEO
Giulio Rovighi violino
Aldo Campagnari violino
Danusha Waskiewicz viola
Francesco Dillon violoncello

Musiche di Ghedini, Šostakovič, Lang, Reich

BIGLIETTERIA

  • intero €10
  • ridotto (Soci AdM sottoscrittori) €5
  • ingresso gratuito Soci AdM sostenitori

Riduzioni e gratuità si applicano anche ai Soci AdM 2023!

Prevendita online sulla piattaforma Vivaticket cliccando QUI

G. F. Ghedini (1892-1965)

Quartetto per archi n.3 (in un solo tempo)

D. Šostakovič (1906-1975)

Quartetto per archi n.8 in do minore op.110 (1960)

  • Largo
  • Allegro molto
  • Allegretto
  • Largo
  • Largo

D. Lang (1957*)

Wreck / Wed

S. Reich (1936*)

Different Trains (1988)

Vincitore della cinquantesima edizione del Prague Spring International Music Competition nel 1998, il Quartetto Prometeo è stato insignito anche del Premio Speciale Bärenreiter come migliore esecuzione fedele al testo originale del Quartetto K 590 di Mozart, del Premio Città di Praga come migliore quartetto e del Premio Pro Harmonia Mundi.
Nel 1998 il Quartetto Prometeo è stato eletto complesso residente della Britten Pears Academy di Aldeburgh e nel 1999 ha ricevuto il premio Thomas Infeld dalla Internationale Sommer Akademie Prag-Wien-Budapest per le “straordinarie capacità interpretative per una composizione del repertorio cameristico per archi” ed è risultato secondo al Concours International de Quatuors di Bordeaux. Nel 2000 è stato nuovamente insignito del Premio Speciale Bärenreiter al Concorso ARD di Monaco. Riceve il Leone d’Argento 2012 alla Biennale Musica di Venezia.
Si è esibito nelle più importanti sale tra cui Concertgebouw di Amsterdam, Musikverein, Wigmore Hall, Aldeburgh Festival, Prague Spring Festival, Mecklenburg Festival, Accademia di Santa Cecilia di Roma, Società del Quartetto di Milano, Amici della Musica di Firenze, Teatro La Fenice.
Ha collaborato con musicisti quali Mario Brunello, David Geringas, Veronika Hagen, Alexander Lonquich, Enrico Pace, Stefano Scodanibbio, Quartetto Belcea, Enrico Bronzi, Mariangela Vacatello, Lilya Zilberstein. Particolarmente intenso è il rapporto artistico con Salvatore Sciarrino, Ivan Fedele e Stefano Gervasoni.
Ha inciso per Ecm, Sony e Brilliant. Dal 2013 è “quartetto in residence” all’Accademia Chigiana di Siena in collaborazione con la classe di composizione di Salvatore Sciarrino e dal 2019 tiene corsi di quartetto presso Accademia musicale Santa Cecilia di Portogruaro e dal 2020 a Roma nell’ambito di Avos Project.


IL FLAUTO MAGICO

Produzione del Conservatorio di musica “Vecchi-Tonelli”
MARIO SOLLAZZO direzione musicale
CORO MODENA MUSICA SACRA APS
Daniele Bononcini direttore del coro
Lorenzo Profita regia
Antonella Panini scenografia e luci
Jacopo Veroni videomapping
Erika Passini costumi
Cantanti appartenenti ai corsi di canto di Maria Pia Ionata e Katya Lytting del Conservatorio di musica “Vecchi-Tonelli”
ORCHESTRA DEL CONSERVATORIO DI MUSICA “VECCHI-TONELLI” DI MODENA

LO SPETTACOLO È SOLD OUT. NON SARANNO MESSI IN VENDITA BIGLIETTI SUL POSTO IL GIORNO STESSO DEL CONCERTO PERCHÉ LE DISPONIBILITÀ SONO ESAURITE

BIGLIETTERIA SUL POSTO IL GIORNO DEL CONCERTO

  • intero €10
  • ridotto (Soci AdM sottoscrittori) €5
  • ingresso gratuito Soci AdM sostenitori

 

BIGLIETTERIA ONLINE:
https://oooh.events/evento/il-flauto-magico-biglietti/

  • intero online €8,50
  • ridotto online (Soci AdM sottoscrittori) €3,80

Mario Sollazzo è nato a Napoli. Dopo essersi diplomato in pianoforte e musica da camera al Conservatorio “S. Cecilia” di Roma e alla Musikhochschule di Detmold in Germania, successivamente ha studiato composizione alla Musikhochschule “Carl Maria von Weber” di Dresda. E’ laureato in filosofia presso l’Università Tor Vergata di Roma.
Alterna l’attività di pianista e fortepianista a quella di clavicembalista e direttore, contando su un vastissimo repertorio che spazia dal barocco alla musica contemporanea. Dal 2001 al 2010 ha fondato e diretto il gruppo Marammè con cui ha sviluppato un lavoro di ricerca sulla musica tradizionale del sud Italia. Il gruppo ha realizzato due dischi, tenuto più di cento concerti in tutta Europa e vinto il Creole World Music Prize di Lipsia. Dal 2001 al 2006 è stato membro fondatore, insieme a Stefano Zanobini, della Congrega de’ Furiosi un gruppo sperimentale di musica antica su strumenti originali e teatro barocco. Dal 2007 al 2009 è stato il direttore musicale della Gregor Seyffert Compagnie di Berlino presso l’Anhaltisches Theater Dessau. Queste ed altre esperienze molto eterogenee sono confluite nel 2010 nell’Ensemble Alraune con cui svolge tutt’ora la sua attività.
Ha tenuto concerti per istituzioni quali: Gewandhaus Lipsia, Europäisches Zentrum der Künste Dresden, Musikfestspiele Dresden, Amici della Musica Modena, Jeunesse Musical Wien, Cristofori Piano Festival Padova, Agimus Firenze, Grandezze & Meraviglie Festival Modena, Bachfest Freiberg, Anhaltisches Theater Dessau, Gioventù Musicale Modena, Teatro Comunale di Modena, Teatro Valli di Reggio Emilia, Rudolstadt Festival, Stiftung Michaelstein, Ekhof Festival Gotha, Villa Pennisi in Musica, Musica in Villa Torino, Le Printemps du Violon Paris, Alte Musik Festival Bernau, Amiata Piano Festival e registrazioni per le radio tedesche MDR e WDR, la Radio Nazionale Slovena, la RSI e la RAI.
Dal 2001 al 2005 ha avuto un incarico di insegnamento presso la Musikhochschule di Detmold e dal 2017 al 2019 presso la Musikhochschule Franz Liszt di Weimar. Ha insegnato pianoforte principale presso i conservatori di Benevento e Campobasso. Dal 2006 è docente presso l’Istituto Superiore di Studi Musicali Vecchi-Tonelli di  Modena.
Ha inciso per Tactus, Dynamic, KHA e NovAntiqua Records. Collabora con compagnie teatrali e coreografi per i quali cura la composizione ed esecuzione delle musiche di scena tra cui quelle per :”Il Flauto Magico. II Parte” di J. W. Goethe, “L’Opera dei Pezzenti” di  J. Gay, “La Tempesta”, “Come vi piace” e “Amleto” di W. Shakespeare, “Purcells Traum” di T. Dorst. Sue composizioni sono state eseguite ai Dresdner Tage der Zeitgenössische Musik, Festspielhaus Hellerau, Opernschule della Musikhochschule di Dresda, StPauli Theater Dresden, Rheinsberg Musikakademie, BKA Berlin, Musikfestspiele di Dresda. Dal 2013 è membro dell’ensemble su strumenti originali Italico Splendore.
www.mariosollazzo.com


PARLIAMOCI!

INGRESSO GRATUITO SENZA PRENOTAZIONE

Parliamoci!
Dialogo im-possibile tra Alma e Gustav Mahler, e tra un’attrice e Chat Gpt

Musiche di Gustav Mahler
Uno spettacolo di e con Diana Höbel e… Chat Gpt
Consulenza musicale: Claudio Rastelli, Federico Nicoletta
Consulenza scientifica: prof. Roberto Trotta, prof. Andrea Gambassi, prof. Eliel Camargo-Molina
Introduzione a cura del prof. Roberto Trotta su “Intelligenza artificiale e creatività
Una produzione Amici della Musica di Modena in collaborazione con Sissa (Scuola Superiore di Studi Avanzati) per Festivalfilosofia 2023

Giocare al gioco del “se fossi” con il programma di intelligenza artificiale più discusso del momento. Chiedergli di indossare i panni di un compositore celeberrimo di un secolo e mezzo fa. Farlo calare nel rapporto burrascoso con la moglie assai più giovane, affascinante e inquieta, impersonata da un’attrice in carne e ossa: ecco Alma e Gustav Mahler. Il dialogo impossibile tra i due mondi lontanissimi, si rispecchia in questo doppio tentativo di dialogo: da un lato quello burrascoso tra i due coniugi, dall’altro quello tra ChatGPT e Diana Höbel.
Come se fossero terapeuti di coppia, degli scienziati fungeranno da intermediari favorendo l’incontro e provvedendo a inserire i dati necessari perché i due si parlino. La macchina-Mahler sarà in grado di sostenere un dialogo sensato con l’umana Alma? Riuscirà a nascere un atto unico teatrale, scritto e recitato in diretta?
In questo esperimento creativo-scientifico senza rete cercherà di farsi strada, tra frammenti di lettere, diari, sfoghi e nonsense algoritmico, la “verità” storica del rapporto tra i due. Con in sottofondo la straordinaria musica del compositore austriaco, a ricordarci tormento e bellezza d’ogni grande passione.
Lo spettacolo sarà introdotto dall’intervento di Roberto Trotta (SISSA) su Intelligenza artificiale e creatività.

Diana Höbel è un’attrice, autrice e regista. Diplomata alla scuola di teatro Paolo Grassi di Milano, come autrice e interprete ha creato progetti originali per diversi Enti e Istituzioni, tutti caratterizzati da un puntuale lavoro sulla parola: i monologhi di teatro civile Pasolini: il caos contro il terrore, Carmen, Punto di fusione; i melologhi Golem, creatura creante, Voci d’amore, Schubert, una vita da outsider, Gerarchia e privilegio; nonché spettacoli di teatro-scienza per Inaf, Sissa, Ego. Ha realizzato biografie teatral-musicali e alla figura di James Joyce e a capitoli dell’Ulisse ha dedicato spettacoli prodotti dal Museo Joyce di Trieste.
www.dianahobel.com


CONCERTO DELLA MEMORIA E DEL DIALOGO

Coproduzione Amici della Musica di Modena / Fondazione Teatro Comunale di Modena
In collaborazione con Fondazione Villa Emma, Comunità Ebraica di Modena e Reggio Emilia

Dedicato a Boris Pahor

VIKRA – Coro da camera della Glasbena matica di Trieste
Petra Grassi direttrice
Martina Salateo pianoforte
Carla Scandura violoncello
Marco Obersnel flauto
Interventi di Dunja Nanut

Musiche di Pavle Merkù, Marij Kogoj, Jacobus Gallus, Benjamin Ipavec, Anton Lajovic, Emil Adamič, Patrick Quaggiato, Ambrož Copi, Giovanni Bonato, Tine Bec

BIGLIETTERIA
intero € 10
ridotto (Soci AdM sottoscrittori) € 5
ingresso gratuito Soci AdM sostenitori
Riduzioni e gratuità si applicano anche ai Soci AdM 2022!

Per informazioni e prevendita, si prega di contattare la biglietteria del Teatro Comunale Pavarotti-Freni al numero 059 203 3010 o alla email biglietteria@teatrocomunalemodena.it.

La musica corale, elemento imprescindibile della tradizione culturale della comunità autoctona di lingua slovena sul confine orientale, può raccontare idealmente anche la storia e l’eredità di un protagonista del Novecento come Boris Pahor.
Il percorso parte dall’infanzia dello scrittore che nel 1920 assiste al tragico incendio del Narodni dom, simbolo del ruolo culturale ed economico degli sloveni a Trieste. Inizia con questo atto la discesa verso l’inferno delle leggi razziali in un luogo che da secoli fondava la propria identità sulla commistione etnica, religiosa e linguistica.
Risalgono a questo anno entrambe le poesie dell’insegnante e attivista Karel Širok che annunciano l’arrivo di tempi bui, tradotti in musica attraverso le ombre dell’anima dal cittadino triestino dell’Impero Marij Kogoj, allievo di Schönberg. Come lui, a Vienna aveva studiato anche Anton Lajovic, più incline ad atteggiamenti postromantici e il cui brano Pesem deklice è l’eco di un idillio amoroso giovanile, dove il testo di un autore di area germanica viene tradotto da uno dei maggiori poeti sloveni, Oton Župančič.
Gli intrecci tra lingue e culture vengono rappresentati nella sinergia di due artisti triestini, il poeta Roberto Dedenaro e il compositore Pavle Merkù; due anime dello stesso territorio che in Chicchi di riso riflettono con le voci di bambini sul destino dei civili torturati e uccisi nella Risiera di San Sabba. Sono voci bianche anche quelle che Giovanni Bonato immagina nella sua ninna nanna, che nell’abbraccio di un suono spazializzato evoca dall’Umanesimo la voce di Giovanni Pontano. Riconduce invece allo stile imitativo del madrigale, su versi di Carlo Betocchi, il brano che nell’attenzione al testo conferma uno dei fondamenti della scrittura corale di Merkù.
Il tema della morte, tragicamente presente nell’esperienza concentrazionaria di Pahor, emerge nella dimensione intimista del tormentato Hugo Wolf, compositore austriaco originario di Slovenj Gradec. Il Libera me dall’Officium Defunctorum ha ispirato al compositore sloveno Tine Bec un brano carico di inquietudine, mentre il romanticismo sloveno ritorna con l’impressione invernale di Josip Ipavec, riflesso di uno stato esistenziale.
La rinascita del dopoguerra con il successo internazionale dello scrittore Boris Pahor viene tradotta in musica da un incontro di epoche: dal Rinascimento del carniolo Jacobus Gallus, attraverso il Kogoj che negli anni ’30 scompone un frammento di melos popolare istriano, passando per l’Istria odierna di Ambrož Čopi, con la sua affermazione di fede nell’amore tratta da un appunto ritrovato a Colonia in un rifugio che non salvò dalla deportazione gli ebrei che vi avevano cercato riparo. E se il Magnificat rappresenta la luce salvifica, il testo messo in musica dal compositore goriziano Patrick Quaggiato evoca umanamente la questione del senso della vita nelle parole di Ciril Zlobec, finissimo intellettuale che ha promosso con passione il dialogo tra la cultura italiana e slovena.

Rossana Paliaga

Boris Pahor (1913-2022). Scrittore sloveno triestino di lingua slovena tra i più tradotti in lingue straniere. Ha trasformato in letteratura il rogo fascista del Narodni dom di Trieste, il genocidio culturale degli sloveni che ne seguì e l’esperienza della deportazione nei campi nazisti, di cui narra nel capolavoro Necropoli, pubblicato in sloveno nel 1967 e tradotto in italiano solo nel nuovo millennio, divenuto un caso letterario in Italia nel 2008. Ci sono volute decine di traduzioni in altre lingue, ha scritto Claudio Magris, prima che si scoprisse che «nella città di Trieste c’era un grande scrittore in quella lingua slovena che il fascismo ha invano tentato di cancellare con la forza». Il tema della violenza, della snazionalizzazione linguistica e culturale che colpisce l’individuo e la collettività, rappresenta il nucleo da cui scaturisce la vocazione dello scrittore e la sua riflessione sul diritto alla libertà e alla dignità che caratterizza tutta la sua produzione narrativa e saggistica. Nella sua lunga vita non sono mancati riconoscimenti prestigiosi. Nel luglio 2020 gli è stata conferita una doppia onorificenza da parte dello Stato italiano e da parte della Repubblica di Slovenia sloveno per il suo impegno a favore della verità e della giustizia contro ogni abuso di potere. Gli era già stato conferito il San Giusto d’Oro da parte della città natale (2003) e la Legion d’onore (2007) a coronamento di precedenti attestati francesi.
Tra le sue opere tradotte o redatte in italiano si trovano, oltre Necropoli: Il rogo nel porto (2001 e 2020), Qui è proibito parlare (2009), Una primavera difficile (2009), Tre volte no. Memorie di un uomo libero (2009), Piazza Oberdan (2010), Così ho vissuto. Biografia di un secolo, Dentro il labirinto (2011), La città nel golfo (2014), Triangoli rossi. I campi di concentramento dimenticati (2015) Quello che ho da dirvi. Dialogo tra generazioni lontane un secolo (2015), Figlio di nessuno. Un’autobiografia senza frontiere, Oscuramento.

“con gli occhi di un bambino”

M. Kogoj (1892-1956)

Deček in sinička (Il ragazzo e la cinciallegra), Karel Širok

E. Adamič (1877-1936)

Pomlad na Goriškem (Primavera nel Goriziano), Karel Širok

A. Lajovic (1878-1960)

Pesem deklice (La canzone della ragazza), Oton Župančič

G. Bonato (1961*)

Scite puer, Giovanni Pontano
prima esecuzione assoluta

P. Merkù (1927-2014)

Chicchi di Riso, Roberto Dedenaro

“nella notte scura”

H. Wolf (1860-1903)

Im stillen Friedhof (Nel cimitero silenzioso), Ludwig Pfau
solisti Ireneja Nejka Čuk, Federica Lo Pinto, Emanuele Petracco, Martin Kozjek

P. Merkù

Madrigale della buona morte, Carlo Betocchi

J. Ipavec (1873-1921)

Zimska (L’inverno)

T. Bec (1993*)

Deliver me, O Lord (Libera me dall’Ufficio dei Morti)

“il miracolo in ciò che siamo”

J. Gallus (1550-1591)

Tempore felici non cognoscuntur amici (Carmina proverbialia)

Conscia mens recti (Ovidius, Fasti)

A. Čopi (1973*)

I believe (anonimo, seconda guerra mondiale)
per doppio coro

P. Quaggiato (1983*)

Sklepna pesem (Canto finale), Ciril Zlobec

A. Čopi

Magnificat
baritono Paolo Leonardi

M. Kogoj

Sunce izhaja (Sorge il sole), brano popolare sloveno dall‘Istria
baritono Martin Kozjek

VIKRA – il coro da camera della Glasbena matica di Trieste si è formato nel 2014 attorno alla figura della direttrice Petra Grassi, vincitrice di numerosi concorsi corali e di direzione corale. Il gruppo è formato da cantanti e musicisti sloveni e italiani provenienti da Trieste, Gorizia, Udine, Capodistria, Venezia, Lubiana e dal nord Italia, che si destreggiano nell’esecuzione di brani per voci pari e miste tratti da diversi periodi storici. Negli ultimi anni si sta specializzando nell’esecuzione della musica contemporanea, collaborando con compositori viventi.
Nel 2022 il coro vince il Grand Prix alla 59. Edizione del Concorso Internazionale di canto corale “Seghizzi” a Gorizia (unico coro dall’Italia nella storia del concorso), assieme ai primi premi nelle categorie musica rinascimentale, musica romantica e musica contemporanea, assieme ai premi speciali per miglior direttore, per miglior gruppo cameristico e per il programma musicale di maggiore spessore artistico. Nello stesso anno l’ensemble ridotto viene ingaggiato dalla Pinacoteca di Brera di Milano per registrare l’operina “Fischreise” composta da Andrea Melis, basata su un libro per bambini scritto da Tom Seidmann-Freud.
Il gruppo vocale VIKRA ha vinto numerosi premi, come il primo premio al 51. Concorso Nazionale Corale “Trofei Città di Vittorio Veneto” (2017), il primo premio del Grand Prix e un premio speciale alla 16. edizione del Concorso Corale Regionale “Corovivo” (2017), il primo premio al 34. Concorso Polifonico Nazionale “Guido d’Arezzo” (2017), il primo premio della categoria e il Grand Prix assoluto del concorso e un premio speciale al 10. Concorso Nazionale Corale “Il Garda in Coro” (2018). In occasione dell’8. Concorso di concerti tematici “Sozvočenja” (2018), il gruppo ha vinto il premio per la miglior proposta e ha eseguito il suo progetto alla Filarmonica slovena di Lubiana, vincendo il primo premio del festival.
VIKRA collabora regolarmente come coro laboratorio a seminari corali (Glasbena matica, JSKD Nova Gorica) e organizza masterclass con celebri professionisti nel campo corale. VIKRA è stato il coro laboratorio per il concorso internazionale per direttori di coro “Aegis carminis”, tenutosi a Capodistria nell’estate 2021. A marzo del 2018 è stato invitato dalla Società dei concerti di Trieste a tenere un concerto nella stagione concertistica nel Teatro Verdi di Trieste. A maggio 2022 è stato invitato come coro ospite al concerto di chiusura nel duomo di Salerno del Concorso nazionale corale “Cantagiovani”.
I coristi di VIKRA sono regolarmente selezionati, tramite audizione, per gli organici dei più importanti progetti nazionali e internazionali della coralità giovanile (Coro Giovanile Italiano, Eurochoir, Coro Giovanile Regionale del Friuli-Venezia Giulia, Coro Giovanile Mondiale, Coro da camera Dell’Accademia di Ljubljana, ensemble professionale La Reverdie e altri). Dalla sua fondazione il coro si affida alla collaborazione pianistica con la concertista triestina Martina Salateo.

Coristi:
Ana Birsa
Elena Cavucli
Valentina Cibic
Lara Černic
Ireneja Nejka Čuk
Alessia De Bortoli
Ilaria De Bortoli
Ester Gomisel
Jasna Gornik
Petra Grgič
Valentina Guštin
Nika Kovačič
Martin Kozjek
Tilen Lancner
Paolo Leonardi
Federica Lo Pinto
Lucija Lorenzutti
Marco Obersnel
Nina Pahor
Rocco Pascale
Maruška Pavlin
Emanuele Petracco
Tom Varl
Jan Zobec
Matjaž Zobec
Cecilia Zoratti

Petra Grassi è uno più interessanti e premiati direttori di coro europei della sua generazione.
Ha un’intensa attività concertistica con i seguenti cori: Coro giovanile italiano, DEKOR chamber choir e Slovenian Philarmonic Choir (Ljubljana) e con il coro da camera Vikra di Trieste, con il quale ha recentemente vinto (unico coro italiano della storia) il Grand prix al 59° Concorso internazionale “Seghizzi” di Gorizia, vincendo il premio come miglior direttore e miglior repertorio. Per 3 anni consecutivi è stata invitata dal direttore artistico M° Campogrande ha dirigere i concerti del Coro giovanile italiano al festival MiTO Settembre in musica a Torino e Milano, nel 2022 collaborando con l’Orchestra giovanile italiana.
Ha conseguito diversi premi in concorsi per Direttori di Coro: premio del coro come migliore direttore al World Choral Conducting Competition nel 2019 a Hong Kong, 1° premio al concorso per direttori di coro »Zvok moji rok« nel 2016 a Ljubljana, 3° premio al concorso internazionale per direttori di coro organizzato da European Choral Association nel 2016 a Torino, 1° premio al concorso per direttori di coro »Le mani in suono« nel 2015 ad Arezzo.
Si è brillantemente diplomata in pianoforte e didattica della musica presso il Conservatorio di Trieste. Ha proseguito gli studi di composizione all’Accademia di musica di Ljubljana e si è poi diplomata con il massimo dei voti e la lode al biennio di Direzione Corale presso il Conservatorio di Trento.
Con i cori che ha diretto ha ottenuto solo primi premi a concorsi corali nazionali ed internazionali, vincendo anche il premio come miglior direttore (Maribor, Vittorio Veneto, Arezzo, Malcesine, Corovivo, Sozvočenja- Slovenia, Bad Ischl-Austria, Olomouc-Rep. Ceca).
Dal 2016 al 2020 è stata incaricata come primo direttore del Coro giovanile del Friuli Venezia Giulia. Unica italiana e slovena nella storia è stata invitata a fare parte del gruppo di giovani direttori di TENSO, la rete europea di cori professionali dove ha potuto lavorare con l’Estonian philarmonic choir e il Coro della radio e televisione Croata nelle forme di masterclass a invito.
È membro di giuria in concorsi internazionali per direttori di coro, concorsi per cori e per compositori. Tiene corsi di direzione a (Ljubljana- JSKD e Accademia di musica, Parma – AERCO Choral academy, Arezzo- Scuola per direttori…)
Come unica docente dall’Italia ha tenuto due workshops al festival internazionale per direttori di coro Leading voices a Utrecht a luglio del 2022. Collabora inoltre con l’European Choral Association. Dal 2021 riveste l’incarico di direttore di coro per l’allestimento di Operette per l’Associazione internazionale dell’operetta di Trieste. Suoi concerti sono stati registrati e trasmessi da EBU (broadcast europea), RADIO3, RTV (Radio e televisione nazionale slovena), RAI FVG.
Le è stato conferito “L’emblema d’oro” dalla Fondazione nazionale per le attività culturali della Repubblica di Slovenia per la sua attività musicale.
Dopo essere stata docente al Conservatorio “L. Campiani” di Mantova, da quest’anno insegna direzione di coro e composizione corale presso il Conservatorio “F. A. Bonporti” di Trento.

Dunja Nanut. Docente presso il liceo Prešeren di Trieste, autrice di trasmissioni radiofoniche di contenuto storico (RAI FVG-trasmissioni in lingua slovena); autrice del documentario Controcorrente e sceneggiatrice del docu-film Lettere da Auschwitz, RAI 2021. Autrice del saggio Boris Pahor: appunti per un itinerario umano e intellettuale, Fondazione Villa Emma.


“RIDA SENZA DARE NELL’OCCHIO!”

L’umorismo nella musica di Rossini e Satie
MARCO PEDRAZZI pianista e narratore

INGRESSO GRATUITO

È gradita la prenotazione.

Per informazioni: biblioteca@comune.nonantola.mo.it, fonoteca@comune.nonantola.mo.it
tel. 059 549700, 059 896696

Gioachino Rossini ed Erik Satie sono due compositori estremamente differenti, tanto per lo stile quanto per i generi musicali da loro sperimentati, eppure lo spirito che anima la loro musica è inaspettatamente simile. In particolare le loro opere pianistiche si assomigliano in modo incredibile: la leggerezza, il distacco e l’ironia – oltre ad un pizzico di senso dell’assurdo – sono i mezzi musicali che entrambi adottano per osservare e descrivere il mondo, ricorrendo ad analoghi espedienti narrativi ed espressivi spesso dagli esiti curiosi e divertenti. Così Marco Pedrazzi racconterà le storie descritte dai loro brani (aventi come protagonisti lavoratori nullafacenti, crostacei brontoloni, viaggiatori di treni immaginari, scimmie danzanti, e molti altri…) e ricostruirà la curiosa vita dei due autori attraverso lettere e testimonianze.

Marco Pedrazzi (Bologna, 1994) si accosta al pianoforte fin da bambino con Marco Ghilarducci e si laurea in pianoforte con lode e menzione d’onore sotto la guida di Massimo Neri presso l’ISSM Vecchi-Tonelli di Modena. Nel 2019 si specializza con lode in musica da camera con Pierpaolo Maurizzi presso il Conservatorio A. Boito di Parma, e con Claudio Pasceri presso l’Accademia di Musica di Pinerolo. Attualmente studia Composizione con Antonio Giacometti sempre presso il Vecchi-Tonelli di Modena. È il pianista stabile di AltreVociEnsemble con cui ha all’attivo esecuzioni di compositori quali Giorgio Colombo Taccani, Mauro Montalbetti e Carlo Galante con Cristina Zavalloni e Carlo Boccadoro. Ha scritto su commissione per festivals quali “FestivalFilosofia” di Modena, “EstOvest Festival” di Torino, “AngelicA” di Bologna, “Corti Chiese e Cortili” di Bologna, “Music as Play” di Como, “ErrePomeriggi” di Torino. Nel 2019 alcuni suoi brani sono stati eseguiti oltreoceano presso l’Instituto Villa-Lobos di Rio de Janeiro, e presso le università di Melbourne e Sydney. La collaborazione con i registi Lorenzo Stanzani e Mauro Bartoli lo ha portato a comporre le colonne sonore dei documentari “Quanto resta della notte?” (RAI, 2012), “Secondo lo Spirito” (TV2000, 2018), “Pascoli narratore dell’avvenire” (2019) e “The Forgotten Front” (RAI2, 2020), la cui colonna sonora è stata eseguita e registrata dall’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna. Dedito alla divulgazione musicale con numerose lezioni-concerto, è conduttore radiofonico del programma PrendiNota in onda su RadiorEvolution di Parma, ed è fondatore del Collettivo In.NovaFert con cui organizza concerti, festivals e compone collettivamente, come testimonia l’ultima loro commissione da parte della Biennale Musica di Venezia per ottobre 2020. Insegna pianoforte e musica d’insieme sia presso l’Associazione “La Musica Interna” di Bologna, sia per conto delle Regione Emilia-Romagna ed il Museo della Musica di Bologna.


DONNE ALL'OPERA

con Claudio Rastelli

EVENTO RINVIATO A DATA DA DESTINARSI

L’opera lirica è il genere più completo e multidisciplinare: una sinergia tra musica e drammaturgia, canto e recitazione, scenografia e danza, creata da fiumi di persone che hanno partecipato alla nascita e allo splendore del teatro musicale.
Un incontro per focalizzare l’attenzione sulle donne nell’opera, dentro e fuori la finzione: due binari paralleli che raccontano l’evolversi della condizione della donna nel corso dei secoli. Da un lato, le vicende vissute dai personaggi femminili rispecchiano la loro subordinazione al potere maschile; dall’altro, anche la vita delle cantanti, che interpretavano tali personaggi, era soggetta a regole e limitazioni che non riguardavano i colleghi maschi.

Claudio Rastelli. Compositore, divulgatore, docente e pianista inizia gli studi musicali a otto anni nella classe di violino di Alessandro Materassi. Anni dopo comincia gli studi di composizione e di pianoforte, diplomandosi in entrambi al Conservatorio di Parma. Ha studiato all’Accademia Chigiana di Siena con Franco Donatoni e alla Scuola di Musica di Fiesole con Camillo Togni, senz’altro la figura più importante nella sua formazione di compositore. Allievo di Daniela Landuzzi per il pianoforte, dopo il diploma si perfeziona con Pier Narciso Masi. Dal 1991 a oggi le sue musiche (da camera, per orchestra, per il teatro) sono state eseguite in numerosi paesi europei, Stati Uniti e Giappone da solisti e formazioni come Ex Novo Ensemble, Icarus Ensemble, Quartetto di Torino, AdM Ensemble, Duo Pepicelli, Frankfurt Strings, Wunderkammer Orchestra, Alfonso Alberti, Aldo Orvieto, Ciro Longobardi, Emanuele Arciuli. Oltre alle composizioni originali, la sua produzione comprende rielaborazioni (come i Travestimenti n.1-2-3 da J. S. Bach, Piccole Melodie per la Memoria da B. Bartók, lo spettacolo teatrale Babar da F. Poulenc, con Teatro Gioco Vita, che ha effettuato quasi 200 repliche tra Italia, Europa e Stati Uniti) e trascrizioni da numerosi autori (particolarmente apprezzate quelle delle Sonate per pianoforte di V. Ullmann). Sue composizioni sono state trasmesse da RAI RadioTre e da RAI 5; l’ultima diffusa è il melologo Sopravvissuti (da George Tabori), con Elio de Capitani e AdM Ensemble. Progetta e partecipa a numerose attività di divulgazione e di approfondimento tenendo incontri, conferenze, laboratori e lezioni-concerto per istituzioni musicali, università e scuole. Ogni anno centinaia di adulti/ragazzi/bambini partecipano alle sue proposte. È titolare della cattedra di Pratica e lettura pianistica al Conservatorio di Trieste. Dal 2001 è direttore artistico degli Amici della Musica di Modena.


CONCERTO DELLA MEMORIA E DEL DIALOGO

Coproduzione Amici della Musica di Modena / Fondazione Teatro Comunale di Modena

ENSEMBLE ZIPANGU
Maurizio Baglini pianoforte
Alberto Brini tromba
Fabio Sperandio direttore

Musiche di Mario Castelnuovo – Tedesco, Pavel Haas, Dmitri Šostakovič

BIGLIETTERIA
intero € 10
ridotto (Soci AdM sottoscrittori) € 5
ingresso gratuito Soci AdM sostenitori

Per informazioni e prevendita, si prega di contattare la biglietteria del Teatro Comunale Pavarotti-Freni al numero 059 203 3010 o alla email biglietteria@teatrocomunalemodena.it.

Mario Castelnuovo – Tedesco (1895-1968)

Trio d’archi Op.147 (1950) – Trascr. per orchestra di Fabio Sperandio:
Allegretto grazioso
Nenia – Molto Moderato
Vivace (Ritmico e balzante)

Pavel Haas (1899-1944)

Studio per orchestra d’archi (1943)

Dmitri Šostakovič (1906-1975)

Concerto per pianoforte, tromba e orchestra d’archi n.1 (1933):
Allegretto
Lento
Moderato
Allegro con brio

L’Ensemble Zipangu, fondato da Silvia Mandolini e Fabio Sperandio, trae il suo nome dall’omonimo pezzo di Claude Vivier che a sua volta riferito alla descrizione del Giappone, Gipangu, data da Marco Polo nel suo Milione e ha come scopo la diffusione e la promozione della musica del nostro tempo. Uno dei pochi esempi nel panorama europeo di orchestra d’archi esclusivamente dedita al repertorio contemporaneo, nasce all’interno del Teatro Comunale di Bologna dall’incontro tra colleghi provenienti da prestigiose scuole come Cremona (S. Accardo, B. Giuranna), Monaco di Baviera (A. Chumachenco), Hannover (H. Beyerle), Firenze (F. Rossi), attratti da nuovi repertori e dalla ricerca che le avanguardie propongono. Zipangu è prima di tutto una categoria della mente, il piacere della scoperta di panorami sonori nuovi, il coraggio di tentare là dove nessuno è ancora arrivato.
Dopo il debutto al Festival Angelica nel 2012, l’Ensemble Zipangu è stato invitato dai principali festival italiani come MITO a Torino e MICO a Bologna, con un concerto dedicato a Sofia Gubaidulina, presente in sala, in collaborazione con Fontanamix, dagli Amici della Musica di Modena e molti altri; in diretta su Radio3, dalla Cappella Paolina presso il Palazzo del Quirinale, si è esibito in un concerto con musiche di Britten, Vivier e Ligeti richiamando l’attenzione del pubblico e della critica.
Per la Fondazione del Monte di Bologna, ha curato l’esecuzione di concerti incentrati sulle donne compositrici, dando spazio a prime italiane e mondiali di autrici quali Silvia Colasanti, Ada Gentile e la bolognese Serena Teatini. Ha collaborato con Angelica 2015, eseguendo una prima europea di Large House di Cassandra Miller e musiche di Charlemagne Palestine con lo stesso autore in veste di performer e su invito di Nicola Sani per il festival BolognaModern #2 ha celebrato gli ottanta anni di Azio Corghi con un concerto monografico, ripercorrendo le tappe della sua evoluzione creativa.

Pianista visionario, con il gusto per le sfide musicali, Maurizio Baglini ha un’intensa carriera concertistica internazionale. Vincitore a 24 anni del “World Music Piano Master” di Montecarlo, si esibisce regolarmente all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, al Teatro alla Scala di Milano, al Teatro San Carlo di Napoli, alla Salle Gaveau di Parigi, al Kennedy Center di Washington ed è ospite di prestigiosi festival, tra cui La Roque d’Anthéron, Yokohama Piano Festival, Australian Chamber Music Festival, “Festival Pianistico Internazionale di Bergamo e Brescia. Ha suonato come solista con importanti compagini tra cui l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, la Gustav Mahler Jugendorchester, l’Orchestre Philharmonique de Monaco, la New Japan Philharmonic Orchestra, l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, e con direttori quali Luciano Acocella, Francesco Angelico, Marco Angius, John Axelrod, Antonello Allemandi, Umberto Benedetti Michelangeli, Giampaolo Bisanti, Filippo Maria Bressan, Marcello Bufalini, Massimiliano Caldi, Tito Ceccherini, Daniel Cohen, Howard Griffiths, Armin Jordan, Seikyo Kim, Emanuel Krivine, Antonello Manacorda, Karl Martin, Donato Renzetti, Corrado Rovaris, Ola Rudner, Daniele Rustioni e Maximiano Valdes, Tobias Woegerer. È il solista dedicatario di Tre Quadri, Concerto per pianoforte e orchestra di Francesco Filidei, che ha eseguito in prima assoluta con l’OSN Rai diretta da Tito Ceccherini in streaming su Rai Cultura, Rai Radio 3, EuroRadio e in onda su Rai5 a novembre 2020. Nel Settembre 2021, Tre Quadri é stato eseguito da Baglini e Ceccherini, ancora una volta con l’OSN Rai, in prima esecuzione mondiale con pubblico, al Teatro alla Scala di Milano, per il Festival Milano Musica. Accolta da ottime recensioni, la sua produzione discografica per Decca/Universal comprende musiche per tastiera di Liszt, Brahms, Schubert, Domenico Scarlatti e Mussorgsky e la collana Live at Amiata Piano Festival. Baglini sta inoltre realizzando l’integrale pianistica di Schumann e i primi 5 cd sinora disponibili sono già considerati un punto di riferimento interpretativo. È tra i pochi virtuosi al mondo a eseguire la “Nona Sinfonia” di Beethoven nella trascendentale trascrizione pianistica di Liszt. Dal 2008 a oggi è stato invitato a cimentarsi dal vivo in questo vertiginoso capolavoro su molti prestigiosi palcoscenici – in città tra cui Roma, Milano, Cremona, Parigi, Monaco, Tel Aviv, Beirut, Rio de Janeiro – e nel 2020 ha superato la cifra record di cento esecuzioni. Ha dato vita all’innovativo progetto “Web Piano” nel quale le sue interpretazioni dal vivo – dal Carnaval di Schumann ai Quadri di un’esposizione di Mussorgsky o Images di Debussy – sono accompagnate dalle videoproiezioni dell’artista Giuseppe Andrea L’Abbate (La Roque d’Anthéron, Lisztomanias, Châteauroux, Emilia Romagna Festival). Appassionato anche del repertorio cameristico, ha condiviso il palco con Kristóf Baráti, Enrico Bronzi, Gautier Capuçon, Renaud Capuçon, Cinzia Forte, Corrado Giuffredi, Andrea Griminelli, Gabriele Pieranunzi, Roberto Prosseda, Massimo Quarta, il Quartetto della Scala e altri illustri colleghi. Dal 2006 forma un duo stabile con la violoncellista Silvia Chiesa, con la quale ha all’attivo oltre 250 concerti in tutto il mondo. È il direttore artistico dell’Amiata Piano Festival, la rassegna musicale internazionale che ha fondato nel 2005 e che dal 2015 si svolge al Forum Bertarelli di Poggi del Sasso (Grosseto, Toscana). Dal 2013 è consulente artistico per la musica e la danza del Teatro Comunale “Verdi” di Pordenone che in questi anni ha realizzato concerti esclusivi per l’Italia, ha dato vita a una collana editoriale in collaborazione con Ets ed è diventato il principale partner della Gustav Mahler Jugendorchester nei suoi tour europei. Nel 2019 è stato nominato Socio Onorario dell’Aiarp, l’Associazione Italiana Accordatori e Riparatori di Pianoforti «per gli alti meriti e gli importanti contributi artistici che la sua attività ha portato alla causa del pianoforte». Suona un grancoda Fazioli.
“Magnifico interprete” (L’Espresso)
“Raffinato, suggestivo, profondo” (Il Sole 24 Ore)
“Interprete vivido” (Suonare News)
“Acutezza e curiosità di visione” (Classic Voice)
“Consigliatissimo” (Internazionale)
“Nitore e rigore” (Amadeus)
“Fervido e brillante” (Venerdì di Repubblica)
“Superbo” (Classica)
“Convincente” (American Record Guide) “Interprete autentico” (Musica)

Fabio Sperandio, nato da una famiglia di musicisti, si diploma in violino con il massimo dei voti e la lode presso l’Istituto musicale pareggiato “O. Vecchi” di Modena e si perfeziona poi con Salvatore Accardo presso l’accademia W. Stauffer di Cremona e con Ana Chumachenco alla Musikhochschule di Monaco di Baviera. Come primo violino, ha collaborato con importanti direttori come C. M. Giulini, R. Muti, E. Inbal, Z. Mehta in numerosi teatri italiani (Teatro La Fenice di Venezia, Teatro Verdi di Trieste, Orchestra RAI di Torino ecc.) e tedeschi, sviluppando una forte passione per la direzione d’orchestra. Si è avvicinato allo studio della direzione seguendo i corsi di Piero Bellugi a Firenze con la Florence Sinfonietta e Ralf Weickert , ha frequentato poi la classe di Luciano Acocella al Conservatorio di Bologna e ha concluso gli studi, specializzandosi nel repertorio contemporaneo, con Arturo Tamayo, dirigendo Zeitmasse di Stockhausen. Ha compiuto studi di composizione con Silvia Colasanti e Paolo Geminiani.
Alberto Zedda lo ha definito un direttore dalla gestualità bella , morbida e chiara, elegante e autorevole, di ottima corrispondenza col contesto musicale e Donato Renzetti lo ha scelto per dirigere Le Nozze di Figaro con la regia di Leo Muscato a Cagli con l’Orchestra Filarmonica G. Rossini di Pesaro.
Ha debuttato a Berlino per MärzMusik2013 in un brano di B. Ferneyhough per grande orchestra dirigendo la Konzerthaus Orchester.
Da sempre legato ai linguaggi contemporanei, ha fondato con membri del Teatro Comunale di Bologna, nel 2012, Ensemble Zipangu, con il quale si è fatto promotore della musica del nostro tempo.
Sensibile alla diffusione del repertorio contemporaneo anche tra i giovanissimi, in sinergia con il DAMS di Bologna, la Filarmonica del Teatro Comunale, i Conservatori di Padova e Bologna e la rete di scuole “Musicalliceo”, ha curato un progetto sulla Suite dal Pollicino di W. Henze che ha ottenuto una nota di merito al Premio Abbado per la scuola e che è stato ospitato dal Cantiere Internazionale di Montepulciano. Porta avanti il progetto “Musica, un ponte tra i popoli” che attraverso la musica, a Forlì tutti gli anni unisce giovani musicisti provenienti dall’area balcanica e da tutta Europa.
Nel 2017 Nicola Sani lo ha invitato a chiudere il festival Bologna Modern#2, in collaborazione con il Teatro Comunale di Bologna e Musica Insieme, con un concerto monografico per gli ottanta anni di Azio Corghi, apprezzato notevolmente dalla critica, con il soprano Laura Catrani e il pianista Maurizio Baglini. Nel 2018 inoltre è stato invitato a dirigere per il Teatro G. Verdi di Pordenone, l’Histoire du Soldat di Stravinskij nella versione originale con la regia di Gianni e Menoventi/e-production e l’Orchestra di Padova e del Veneto con un programma di musica sacra contemporanea che prevedeva la prima esecuzione italiana di In Spe di A. Pärt. Con i solisti dell’Orchestra Filarmonica di Bologna ha inaugurato l’omonima stagione di musica da camera con la suite dell’Histoire du soldat e musiche di D. Baker. E’ uscito il suo primo cd, alla guida dell’Ensemble Zipangu, con la registrazione della prima mondiale di A large house di Cassandra Miller per archi e percussione e musiche di C. Palestine per i Dischi di Angelica.
Ha diretto l’Orchestra di Padova e del Veneto, l’Orchestra di Roma 3, la Udine Sinfonietta, l’Orchestra Filarmonica Rossini, la Florence Sinfonietta, l’Ensemble Concordanze, l’Ensemble 900 di Lugano e la Konzerthaus Orchester di Berlino.


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